tempolibero

_____________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

 

Galatina, 13 Marzo 2018

A Galatina un grande spazio ideale per famiglie

con figli nei giorni di festa e nei lunghi weekend

"UN PARCO DELLA GIOVENTU'"

col contributo della Comunità Europea?

 

a c. di Don Salvatore Bello

"Non si può" è la parola d'ordine. Nella storia della edificazione e dello sviluppo della città si inseriscono immancabilmente le opere ludico-ricreative all’aperto; a far funzione di queste attività erano di solito le cosiddette “ville”, non nell’accezione di dimore eleganti e circondate di viali fioriti o alberati, di solito private e appartenenti a famiglia benestanti, ma spazi più o meno ampi ben delimitati, a volte leggermente sopraelevati con una razionale alberazione, e, dislocati qua e là, con giochi per piccoli, campetti di pallavolo, incavo gradinata per recitazioni, viali per la corsa, ecc., fuochi a legna protetti, grandi tavoli per giochi di gruppo, parete videoproiezione, e chi ha più ne metta.

Non che tutta questa roba la si trovasse nei tempi trascorsi, ma più recentemente alcune villette sono state attrezzate in quel senso, ad es. le ville Fortunato Cesari di fronte all’edificio scolastico, e Giovanni Fedele nel Rione Italia. Qui sono state soddisfatte le esigenze più che altro dei bambini, ma per adolescenti e giovanii vuole dell’altro, ad esempio un vero e proprio “parco della gioventù”, ossia una superficie possibilmente piana di diversi ettari, da tre a cinque, all’interno della quale si trovano strutture sportive libere, spazio attrezzato per concerti all’aperto, altri spazi dove i bambini possono correre e giocare, e dove possono fate altrettanto i ragazzi e i giovani liberamente e spontaneamente, una grande zona alberata con tutta quella roba su elencata. Ad avvantaggiarsi di tale parco dovrebbero essere soprattutto gli abitanti a sud e a ovest della città, i quali hanno già dei larghi ma la cui funzione è limitata e sono privi di attrazione.

Disegnare un parco della gioventù è compito di architetti bravi e non necessariamente da “Premio Architetto 2018”. Ve lo immaginate voi il grande spazio in foto attrezzato secondo i criteri utilizzati per la creazione del Green Energy Park di Padova?, dove, fatta la debita proporzione, possano convenire centinaia e centinaia di persone, domenicalmente una grande festa, e le altre sere possibilità attrattive e da entertainment? Galatina potrebbe in tal senso diventare un polo ambito anche da altri paesi vicini.

Se poi portiamo lo sguardo al Quartiere Fieristico, potremmo essere indotti a pensare che forse sarebbe quanto mai opportuna la sua trasformazione da ente espositivo commerciale a parco stabile del tempo libero e delle attrazioni, anzichè la Fiera del Salento, meglio il Weekend Salentino. Un progetto completo e complesso da far finanziare dall’Europa, come accaduto altrove, mentre qualche scuola disabitata (ex Tecnico Commerciale) potrebbe essere destinata ad ostello per la gioventù fuori "Parco" ma a integrazione di esso.

* * *

 

Galatina, 1 Marzo 2018

DON FEDELE LAZARI E L'APOSTOLATO ESTIVO NELL'AGRO

Al Lu Vita e al Lu Duca le sue due soste liturgiche festive

 

a cura di D. Salvatore Bello

 

L'estate di Don Fedele non consisteva nel riposo e nell'accorciare i suoi impegni, che anzi ai solito ne aggiungeva altri come la celebrazione della Messa in due contrade dell'agro galatinese: Il Vita e Il Duca, per indicare la cappellina della Madonna delle Grazie in un tratto di sentiero vicinale che va da via per Collemeto verso la campagna a ovest della città, detta appunto Lu Vita; e uno spazio alberato in funzione di cappella al Lu Duca.

La prima. Tra i fichi e fichidindia si cela una storica chiesuola di pochi metri quadri alla quale alcuni anni fa è stata aggiunta a lato una cappella più capiente, nella quale ogni domenica nella stagione estiva Don Fedele per molti anni ha celebrato la Messa alle ore 9 del mattino; i campagnoli vi si radunavano giungendo a piedi dai loro casolari sparsi nell'agro intorno e attendevano il suo arrivo. Al godimento spirituale che si rinnovava ogni sette giorni, si aggiungeva un altro, quello della breve ma sospirata passeggiata all'ombra delle cime dei fitti alberi, all'echeggiare dei canti nei loro animi, e al ritorno lungo i sentieri ricchi di aromi campestri e di siepi affoltite. Qualcuno vi giungeva con l'auto risiedendo un po' più lontano, mentre alcune fedeli portavano con sè un coltello e passo dopo passo raccoglievano le cicorette che spuntavano per l'umidità notturna e le lumachine bianche attaccate agli arbusti secchi.

Don Fedele non deludeva mai l'attesa dei campagnoli e se talvolta ne era impedito si faceva sostituire da altro sacerdote amico, io ero tra quelli, e, se pur raramente, ho potuto sostituirlo e provare quindi quel godimento di cui parlavo prima; Lu Vita infatti è una delle tenute più ricche di verde e un'aria raffinata, non essendoci industrie di alcun genere, e ricca di verde naturale; più di una volta mi hanno offerto i fichidindia che crescono spontaneamente in quantità, e che hanno un sapore prelibato, direi unico.

L'altra contrada servita liturgicamente da Don Fedele era il Duca, a sud dell'aeroporto militare. Qui l'ambiente è diverso dal punto di vista agrario, le campagne sono estese ma in gran parte scarsamente alberate, ma dove si celebrava la Messa c'era molto verde ornamentale, pini e pinastri, un'aria quindi più secca, non v'era una cappella, ma una piccola spianata circondata di pini sulla quale era posto un tavolo che fungeva da altare, davanti ad una rotonda di sedie di volta in volta ivi trasportate. Al tramonto della domenica o del sabato Don Fedele vi si recava e celebrava, intrattenendosi dopo a chiacchierare coi villeggianti che gli strappavano qualche barzelletta sempre pulitina. Non mancava talora il gelato o un rinfresco a base di comuni bibite tenute in frigo. Anche qui talvolta mi ha chiamato a sostituirlo, e per me era un momento di piacevole evasione, ritrovavo volti noti di cui avevo scordato il nome, e si ricordava qualcosa del passato rimasto impresso nella memoria.

Era questo che Don Fedele praticava di anno in anno un apostolato che tornava a vantaggio di una umanità talora lontana dalla chiesa, specie i maschi, ma che in estate ritrovava il piacere di una sosta comunitaria all'aria aperta, e lo scambio di informazioni e di ricordi, nonché un piacevole ritrovarsi nella recita di preghiere e di canti che risvegliavano in cuore una fede assopita e davano conforto in chi aveva qualche pena e qualche rimpianto.

L'apostolato rurale di Don Fedele dava anche a lui una grande soddisfazione, per lui sentirsi tra la gente semplice e buona, che non risiedeva in ville spaziose e adorne, ce n'erano ma non lì al Vita e al Duca, dove si era in famiglie semplici e in abitazioni comuni. Presso le due contrade insistevano altre due chiesette padronali, il Crocifisso e la Madonna delle Grazie-Due (Fam. Fedele) entrambe però abbandonate e spogliate internamente di tutto.

Mentre un'altra ancora detta del Crocifisso insiste sulla via del Duca con cinque alberi di ulivo di proprietà della Curia Arcivescovile di Otranto. Don Fedele aveva acquisito un diritto di uso su quest'ultima pagando la somma richiesta da Otranto di 500mila lire, ma poi non trovò mai il modo di restaurarla, pressato com'era dagli impegni in tal senso assunti per le sue più importanti rettorie.

Queste annotazioni però dicono come egli fosse attento a tutto ciò che sapeva di sacro proveniente da una tradizione popolare che ha sempre privilegiato il legame con devozioni che profumavano di pampini e di fusti nei quali s'annidava la volpe, di umori terragni e rugiade mattutine, di colori di frutti e di fiori dei campi, di canti a Maria al rosso tramonto del sole, di processioni e di flambeaux accesi e barcollanti sui liberi sentieri tra i fondi notturni.

La tradizione agricola della sua famiglia (il padre Giovannino fattore delle grandi tenute dei Bardoscia) lo teneva ben innestato negli spazi fecondi dell'agro galatinese, che gli era gradito frequentare ed...evangelizzare col sorriso sulle labbra.

Galatina, 11 Marzo 2018

Il salone dell'oratorio S. Biagio ai ragazzi?

Un'affettuosa richiesta al nostro caro parroco

PER UNA SERALE RICREAZIONE DEI RAGAZZI

Un'iniziativa anti-bullismo

a c. di Don Salvatore Bello

Quando realizzai il salone dell’oratorio di circa 120 metri q. pensavo al suo utilizzo come luogo di ricreazione serale quotidiana dei ragazzi. La arredai di biliardini e di tavoli di tennis-tavolo (ping pong); quando giunse il calcetto, trasformai il campo sportivo a 11 calciatori in 6 campetti di calcetto sui quali per alcuni anni giocarono centinaia e centinaia di ragazzi; con l’avvento del digitale e dei cellulari con giochi virtuali ed altro, il salone e il calcetto hnno perso interesse per quasi tutti gli adolescenti, restano in pochi a giocare; il salone è stato da anni aperto al ping pong di adulti professionisti, ma ragazzi e giovani non frequentano più i nostri saloni e sale.

Forse sarebbe giunto il momento di aprire questo salone dell’oratorio e di attrezzarlo coi giochi ancora validi del passato: biliardini, tavoli di ping-pong per ragazzi, dame, scacchi, giochi da tavolo moderni, una bibliotechina, pallavolo davanti al salone, annessa saletta Tv per le partite di calcio. Il calcetto serale esiste già per gli associati alla Sanbiagese.

Per realizzare la proposta, occorre, penso, chiamare a collaborare una diecina di giovani o di padri di famiglia che a turno accolgano i ragazzi dopo aver fatto essi i compiti a casa, e li intrattengano per due orette nel salone ricreativo. Preventivamente lanciarne l’idea in chiesa alle Messe festive, e verificare l’adesione delle famiglie; se esse restano convinte che è preferibile indirizzare i figli alla sala-oratorio anziché con lo smart in mano a passeggiare in villa o a vagabondare per le strade mescolandosi con gli eventuali bulletti, allora il tentativo può riuscire, e i ragazzi apprezzeranno un ambiente che consente loro di divertirsi insieme e di non lamentarsi più coi genitori di essere senza amici e sempre più soli.

Sia chiaro che questa nota la scrivo non per critica ma solo per incoraggiarci a meglio utilizzare i nostri locali ed ambienti a vantaggio dei minori nelle ore in cui essi avrebbero bisogno di uscire e di divertirsi in gruppo.

Il Salone dell’oratorio san Biagio ha tanti vantaggi da offrire, interni ed esterni adiacenti. Mi meraviglio che le famiglie dei 100 e passa ragazzi che frequentano il catechismo non si siano accorte delle risorse di accoglienza che abbiamo alle spalle della chiesa di San Biagio; una volta si facevano i giochi a squadre con maglietta distintiva per ognuna e con baschetto colorato per maschi e femminucce, e la domenica, con una bella giornata di sole, dopo la Messa vi si scendeva e si giocava. Una struttura così non esiste in Diocesi, i genitori dei nostri ragazzi del sabato catechistico e della domenica liturgica lo sappiano e se è il caso aiutino in vario modo il parroco a renderla appetibile dai loro figli.

* * *

 

Galatina, 4 Dicembre 2017

UNA POSTAZIONE ALTA SULLA CITTA'

PER UN PANORAMA CHE S'ALLUNGA SINO AL MARE

 

a cura di D. Salvatore Bello

 

Poche ore fa ho avuto un’illuminazione, ve la dico in un discorsetto e in una proposta che potrebbe trovare il vostro consenso. Parto da una mia esperienza fatta molti anni fa andando in giro per il mondo nel mese di ferie concesse al sacerdote ogni anno, di solito agosto. Tra le città che ho visitato primeggiano Roma, Milano, Firenze, e all’estero Lione, Copenaghen e Stoccolma. Uno dei desideri più vivi, e soddisfatti, era di trovare un punto alto di osservazione della città per poterne ammirare il panorama urbano e territoriale; così a Roma scalavamo la cupola di S. Pietro dall’interno fino all’ultimo affaccio; a Milano salivamo sulla volta del Duomo fin sulla guglia della Madonnina; a Firenze sul palazzo della Signoria e su una delle colline intorno dotate di magnifici balconi; a Stoccolma città a livello mare, costruita su tante isolette, v’era un’alta torre ascensorata adibita per godere il panorama.

Allora ho detto tra me e me: Galatina è una bella cittadina con un suo doppio circuito: 1) l'antico pomerio terreno incolto non edificabile, dentro il quale dall'alto si ammira l'alternarsi di tettoie in tegole marrò-grigie, le torri campanarie delle chiese; 2) il circuito che abbraccia le meno e più recenti costruzioni compresa la distesa abitativa del Rione Italia; all'esterno il tavoliere di Lecce o piana messapica, e distanti le propaggini delle Murge meglio dette serre salentine da Parabita a Specchia, circa 200 m. sul livello del mare; lo spettacolo è magnifico, specie dove parte la riva ionica da Gallipoli verso le coste ugentine.

Ma questo panorama a vista dall'alto non può essere goduto da chiunque; tutti coloro che abitano in dimore a bassa quota sono esclusi dallo sporgersi sulla distesa abitativa della città e verso l’orizzonte sui tanti paeselli che costellano la pianura orientale e occidentale; e se il cielo è limpido possono vedersi le cime innevate dei monti Carabruni d’Albania.

Ma detto questo, cosa vorresti altro?, mi dite voi. Mi piacerebbe sapere che sia possibile…non sporgermi e vedere il mare dietro la mia antica e bella Chiesa di s. Biagio: questo è un bel sogno, ed è vero che tale sogno mi torna spesso; ma che sia dato al galatinese e al turista sapere che c’è un luogo alto, magari il più alto, ecco, l’attico del più elevato palazzo di Galatina, il palazzo Barone di fronte all’ospedale, che coi suoi 30 e passa metri di altezza costituisce un osservatorio invidiabile, già che a questi vanno ad aggiungersi i 70 metri della città sul livello mare.

Un altro osservatorio ancora più elevato sarebbe la torre quasrangolare del Cementificio in via Corigliano, alta circa 80 metri, più i 60 sul livello mare, fanno 140 m. Potremmo ovviare verso altezze minori ma sempre adatte ad una visuale ampia del territorio: dei palazzi del centro storico, per osservarne le avite coperture tegolate; della torre est dell’Ospedale S. Caterina N., alta quanto il palazzo Barone, la volta dello stesso edificio scolastico, ecc.

Capisco tutte le difficoltà che mi frapponete, e quindi il mio è un sogno, una fantasia; ma voi immaginate la gioia dei bambini (e dei turisti) che non vedono mai dall’alto la città, cosa non proverebbero nell’affacciarsi da un attico a 25 m., e quali benefiche vibrazioni dell’animo nell’osservare, nel fotografare, nel disegnare un profilo del proprio luogo natio in un giorno di luce e d’aria tersa ad un venticello ristoratore!

Io ho fatto la mia parte. La mia lezione però viene dall’esperienza, quando accompagnavo negli anni ’70 del secolo scorso i bambini e le bambine sulla volta della chiesa di S. Biagio, per i 185 gradini della scala in pietra leccese, 100 m. sul l.m., uno spettacolo e un’allegria commovente.

E se in gennaio la neve cadeva abbondante, io bambino salivo sulla terrazza della nonna e godevo i tetti coperti di neve e lanciavo con altri palle di neve alla gente che vi transitava a piedi.

Bambini, se vivete in un palazzo di 6-7 piani, fatevi accompagnare sulla terrazza e ammirate, ammirate tanti aspetti belli del nostro territorio, vedrete le ciminiere delle industrie coi loro residui fumi arrotarsi nel cielo, qualche bosco folto e misterioso, le guglie di Soleto e di Sternatia, i cipressi alti del camposanto dove riposano i vostri cari morti, le colline delle serre verso Collepasso, il costone di Taviano e dalla porta opposta la piccola serra di Collemeto e i vasti oliveti che ci danno l'olio prezioso come il sangue, e se siete fortunati all'alba vi appare un grande lago grigio chiaro, che in realtà è una nuvola di brina che si stende sulla campagna tra Galatina e il Duca, e le dà un aspetto lacustre di grande attrazione.

dsb

 

Le foto le ho attinte dal testo LA GUIDA DI GALATINA a cura di

Mario Cazzato - Congedo Editore 1994 - Ringrazio entrambi per il mio ardire amicale.