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SETTIMANALE DI IDEE E DI MEMORIE

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Galatina, 7 agosto 2018

NON C'E' IN MEZZO A NOI

UNA DERIVA XENOFOBA

nè una carenza di umanità

UN PO' DI POLEMICA CON AVVENIRE.IT

 

Xenofobo, paura dello straniero: quando si ha paura di qualcuno si crea distanza con quello, io personalmente quando vedo uno straniero nella mia città, di solito turisti di varie nazionalità, provo soddisfazione, perché ritengo la loro presenza un dato di stima per i nostri monumenti.

Se lo straniero è un nero, di solito giovani, dico a chi mi sta accanto: “Che bel giovane!”; se lo vedo in bicicletta in ore feriali di lavoro, me ne dispiaccio che egli sia senza lavoro; se lo incontro all’ingresso del supermercato con un bicchiere di plastica in mano, ancora me ne dispiace assai, mi sento io umiliato, e dico: “Peccato, un bel giovane ridotto a questo!”, io come altri ci metto dei centesimi; se vado in contrada Latronica o nei pressi e vedo 20 neri raccogliere peperoni, dico: “Meno male che hanno un lavoro; ma era questo il lavoro che volevano, giovani come sono, venendo in Italia e al sud? Ma quanto guadagnano? Quante ore fanno di lavoro? C’è gente delle istituzioni che vigilano su eventuali casi di sfruttamento?”. Però dico anche: “Questi peperoni vengono portati ai mercati per poco, il padrone del campo guadagna appena per sopravvivere…, ma che umanità è questa!, una economia circolare al contrario”.

Intorno a me non sento e non vedo gesti di ripulsa verso i neri d’Africa, e ce ne sono tanti residenti qui, talvolta mi han detto di alcuni che spacciano, ed anche il luogo dove abitano, ma non ho dato peso più di tanto. C’è chi deve vigilare per questo. Ad un ragazzo un giovane nero ha chiesto: “Fumi?”, ed ha capito. Casi rari, comunque.

La “paura” dello straniero non c’è, il pregiudizio forse nelle considerazioni del tipo: “Non c’è lavoro per i nostri figli, che dobbiamo fare!”, oppure: “Non è giusto che a loro si diano 30-40 euro al giorno senza far nulla!”; oppure ancora: “Sono giovani, possono lavorare”.

Diverse sono la riflessioni per coloro che salgono sui gommoni per raggiungere l’Italia! La prevalente è questa: “Abbiamo già accolto migliaia di africani, bisogna impedire che salgano su quelle carrette, se lo fanno non possono i preti dal pulpito dare la colpa a noi cristiani dei naufràgi e dei morti”.

Gli episodi di xenofobia che hanno indotto il direttore di Avvenire a denunciare una messa “in questione dell’umanità e dell’uguaglianza stessa degli esseri umani”, è un grido d'allarme forse un po' esagerato, laddove invece resiste una difficoltà soggettiva delle persone ad adeguarsi a nuove espressioni di relazione, per cui in un gruppetto di collaboratrici pastorali non è stata accettata la collaborazione di un'africana addirittura cattolica: credo che non sia per una forma di razzismo, ma per una inadeguatezza dell'opzione occorsa senza una preparazione.

C'è poi per il dr. Tarquinio “il lato oscuro” del caporalato, e questo lo si è lasciato incancrenire ma non è espressione di xenofobia bensì ingiustizia oggettiva.

Non regge la visione di un propagarsi in Italia dell’avversione per lo straniero; giustamente la stampa inquadra i problemi e li sviscera, e non c’è da stupirsi se tutta o quasi tutta scrive di deriva della xenofobia attaccando anche i provvedimenti governativi per limitare gli imbarchi e gli sbarchi; ma tali provvedimenti nella sostanza vanno giudicati con prudenza e rispetto. C’è un popolo che vigila e giudica, i cui diritti e le cui attese sono preminenti; mentre il singolo, quando incontra uno straniero o questi invoca aiuto, ha da imitare il buon samaritano del Vangelo. Se tutti scrivono di “deriva” riferendosi alle popolazioni italiane, il giornalista cattolico sa bene che non è vero, e che il termine è più una mossa per colpire l’avversario politico che non di rado da parte sua ci mette il pepe e poco sale.

d.s.b.

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Galatina, 24 agosto 2018

PUBBLICO E PRIVATO

VERSO IL NUOVO ANNO SOCIALE

 

a c. di Don Salvatore Bello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agosto, il mese delle ferie, del sole prezioso e del mare amico, delle notti bianche a pizziche e delle movide a birre usa e getta, ma anche il mese delle feste patronali e dei florilegi pirotecnici, tra cui grandeggiano quelli in onore di Maria Assunta in Cielo e di Lei Beata Vergine Regina; agosto va declinando e attraverso i bagliori persistenti di vivissima luce lascia intravedere i prodromi di un nuovo anno sociale all’insegna di programmi e progetti che in un modo o nell’altro ognuno e tutti hanno da tentare di realizzare al meglio delle proprie energie, prestazioni e disponibilità economiche.

I sindaci in particolare sanno che i cittadini si attendono iniziative che diano il senso di una novità di impegno e di una capacità intuitiva e organizzativa. Quello che si chiede a loro è di pensare alla grande, non rifugiandosi in celebrazioni pure occorrenti e da non trascurare, ma aprendo alle tematiche sociali di maggiore urgenza, prima fra tutte il lavoro ai giovani e il sostegno alle famiglie e alle aziende in difficoltà. Diverse iniziative vengono prese in varie sedi comunali della penisola anche di piccole dimensioni per avviare corsi di tirocinio in vista di un collocamento - di un numero sia pur ristretto di ragazzi già diplomati - in aziende locali o in attività gestite dal Pubblico. Certamente uno dei problemi che assillano le società e i loro sindaci è quello di dare un avvenire ai figli delle famiglie meno abbienti, e cercano in ogni modo di studiare il problema e di individuare aspetti sociali richiedenti impegni e lavoro ovviamente. Si pensi alla gestione di un tempo libero degli anziani, di sale di attività formativa e non solo ludica dei ragazzi affidate a persone capaci che cercano lavoro, alla pulizia della Città con maggiore frequenza, alla progettazione di una Pro Loco o di un laboratorio per la produzione di video-reclame della Città e dei suoi monumenti, delle manifestazioni culturali che vi si tengono per iniziativa del Comune e di circoli, di itinerari del centro antico con richiami storici ed estetici.

La società della videocomunicazione non può non interessare i responsabili della cosa pubblica, per poter garantire una preparazione adeguata di elementi giovani alle attività che in parte sono già nelle agende di pubblico interesse, ma in parte devono essere inventate sul luogo, per poter avere prodotti originali e di sicuro impatto turistico e formativo-scolastico.

Già, la scuola, le scuole. In che maniera il patrimonio pubblico della città entra nel mondo della scuola? Gli assessorati alla cultura come collaborano con gli istituti per inserirvi i valori artistici, architettonici, storicio-documentaristici, produttivi e panoramici della Città? Esiste un fascicolo consultabile, periodicamente aggiornato, in tutte le componenti della città e della sua vitalità?

Se tutto ciò esiste, ben fatto; se non esiste, quanto ci sarebbe da fare!, ma tutto avrebbe un costo, perché il lavoro va pagato, anche se affidato ad un’équipe di giovani neo diplomati e ben avviati a questo.

Gli assessori alle attività produttive e non solo essi sanno bene che il raggio del loro impegno non è solo sulla realtà consolidata, ma soprattutto sul fronte operativo che avanza e che invoca come protagonisti in spe la generazione dei figli senza ancora famiglia.

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