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Galatina 5 luglio 2018

UN PIANO IN LOCO LIBICO

PER GLI ESULI IN ATTESA

di don Salvatore Bello

 

 

Ci eravamo sentimentalmente abituati a vedere i volti spauriti e disorientati degli emigrati al loro sbarcare dalle navi soccorritrici sui nostri porti. Il governo ha inteso limitare questo fenomeno che a certuni appare aggressivo e pericoloso, ad altri fa l'effetto di un'azione buona verso chi soffre, ad altri provoca preoccupazione per la fine che potrebbero fare aluni o molti (molte) di loro una volta nel nostro territorio: elemosinanti nei pressi dei supermercati, e quindi persone senza un lavoro o sfruttati.

Personalmente giudico l'accaduto in questi anni di emigrazione clandestina un fatto positivo nella sua portata emblematica, ci ha aperto gli occhi su una realtà drammativa di un continente, l'Africa, sfruttato nelle sue risorse ma non guidato verso lo sviluppo ed una civiltà di valori: come dire, dammi quel che hai tu. valore venale ma importante, ma non aspettarti che io ti dia quel che io ho, capacità civilizzatrice e di sicuro progresso.

Insomma, buone le materie prime che ci giungono da quei luoghi, nessuna corresponsione da parte dell'Europa, delle nostre risorse promozionali in Africa di una agricoltura, industria, commercio all'altezza dei paesi cosiddetti civili.

E mi chiedo come mai non si sia creato un organismo operativo in sede di relazioni Europa-Africa per la promozione delle regioni di quel disgraziato continente. Roba da battersi la testa su un masso, se si pensa che questa sarebbe anche la soluzione dei nostri problemi occupazionali e produttivi. L'Italia in particolare che s'ammanta di mare nostrum, incapace di creare ponti per cui non quei poveretti vengano a morire di mare e di inedia da noi, ma noi andiamo verso di loro a portare tecnologia e sviluppo.

Presidente Mattarella, non si arrabbatti a proclaamre la bontà dei confini aperti, ma li spinga a sconfinare nella vicina Africa, portando civiltà e benessere, che poi rotorna a noi centuplicato.

Un po' come sta accadendo con l'Albania. E come avvenne con la colonizzazione, che aveva del positivo se intere città furono costruite, e qui non si è capaci di sotruirne una in una terra aperta e fatta fruttificare per accogliere quelle migliaia di persone che bivaccano affamati ed assetati sulle sponde del deserto. Mi sembra di vedere i braccianti del mio paese 70 anni fa in piazza la sera ad aspettare la grazia di una chiamata alla vigna.

Incanalate i miliardi spesi a vanvera verso un progetto, un piano italo-africano (se non europeo-africano): creare la città degli esuli: v'è tanta mano d'opera (giovani aitanti che fanno pena vederli rinsecchire tra le patate e i pomodori). Possibile che una commissione di esperti non si sposti in Libia e organizzi il lavoro sul posto di quella popolazione che ha il denaro per fuggire, e che potrebbe impiegarlo per costruire?

Presidente Mattarella, mandi un Prodi in Libia e gli faccia fare quel che può salvare quella popolazione senza patria e senza pane.

dsb