memorie ter

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Galatina, 1 Marzo 2018

DON FEDELE LAZARI

E "I CAPPUCCINI" IL CONVENTO DEI PRESEPI VIVENTI

 

a c. di Don Salvatore Bello

 

Fu Don Fedele ad inventarsi a Galatina il primo presepio vivente; chi degli anziani non lo ricorda allestito nel secentesco convento dei Cappuccini (chiesa dello Spirito Santo) negli anni ’80-'90 e ss. del secolo scorso? Se c’era qui da noi un luogo che più d’ogni altro rispondeva all'atmosfera di una Natività dal vivo, era quello da lui scelto nella campagna a est della Città, dentro le cellette

nelle quali avevano vissuto,

pregato e riposato i frati

cappuccini dalla lunga barba.

Don Fedele lo aveva trovato

in uno stato di rovina e

devastazione, ma io prima di

lui alle ore 13 di un giorno

ritornando da Otranto: entrai

in via dei Platani (che in realtà

era "dei cipressi") e quindi

nella chiesa spalancata,

l’ambiente vuoto, il

pavimento rotto e terroso,

gli altari semi abbattuti, al

centro i resti carbonizzati

di legni usati per accendere

il fuoco, e a lato alcuni telai

(talaretti) con appese “corde”

di tabacco raccolto e lasciato

a seccare; a far questo era un

contadino papà di un

seminarista, di cognome

Giordano, il quale lavorava

un vasto rettangolo di terreno

adiacente al convento e recintato da tutti i lati, credo ancora oggi. Ma la scoperta drammatica fu che il buon uomo metteva a bruciare parti decorate con intarsi vari di un pregevole pulpito ligneo e d’altra più grande suppellettile alla parete frontale dell’abside, quindi alle spalle dell’altare. Fremetti in cuor mio e scattai con la mia Voigtlander alcune foto in b/n all’interno rilevandone la situazione penosa in cui la chiesa si trovava. Le foto sviluppatemi in formato grande le ho conservate a lungo fin quando Don Fedele, che aveva nel frattempo preso possesso della chiesa, saputolo me le chiese volendo utilizzarle per un restauro sommario. Devo dire anche che gli altari erano stati scardinati e frammenti di statue lasciate per terra a rischio di furto.

Ecco quindi Don Fedele iniziare un’operazione di recupero dell'ex complesso monastico dei frati cappuccini i quali nel Seicento costellavano la Puglia e il Salento di numerosi conventi; i primi edificati furono quello di Gravina e S. Giovanni Rotondo della provincia monastica di S. Nicolò, Bari; mentre la nostra provincia detta di Santa Maria in finibus Terrae o di Otranto nel 1596 comprendeva 25 conventi, di cui i più importanti erano quelli di Francavilla Fontana e questo nostro di Galatina; ve n’erano poi a Taranto, Mesagne, Grottaglie, Alessano, Otranto, Maglie, Scorrano, Diso, Galatone, Ruffano, Campi Salentina, ed altri; Il numero maggiore di frati si ebbe nel 1754, con 610 nella sola Provincia di Otranto. Le leggi cosiddette eversive, prima quelle napoleoniche del 1807-10, poi quelle del nuovo Stato italiano, 1860, dispersero i frati, e quasi tutti i loro conventi con le proprietà di terre ed altro furono incamerati dallo Stato.

Don Fedele ha fatto di tutto per riguadagnare formalmente e non solo materialmente il complesso galatinese di via dei Platani, chiedendo l’annessione anche del grande fondo murato, buono per la produzione di prodotti agricoli, nel quale sul muro di sud v’è a cielo aperto un dipinto della Sacra Famiglia per quanto malandato. Mentre nella chiesa all’ingresso sotto il primo tratto della navatella di sinistra v’è affrescata una natività con Maria, Giuseppe e il Bambino.

 

E così, dopo questa utile digressione sul filo della memoria, siamo tornati al tema che ci siamo prefissato: Don Fedele e i presepi viventi realizzati di anno in anno nelle cellette al piano superiore del convento.

Anche qui dobbiamo andare a memoria, perché dubito si possano trovare delle foto che ne ritraggano le varie attività della locale tradizione rappresentate da ragazzi e ragazze in costumi popolari d’epoca; ed ecco riprodotta la cucina salentina con la legna ad ardere e la “cazzalora” per cuocere i cibi, vi si friggevano le pittule e si davano ai visitatori; e poi la nonna col telaio che tesseva, le vecchiette che cardavano la lana, l’asinello nella stalletta, il falegname con gli arnesi, la venditrice di uova e di pollastre, il maniscalco, lo stagnino coi tegami da riparare, l’erbivendolo, ecc. A centinaia i visitatori nei giorni delle feste natalizie vi salivano per una stretta antica scala coi gradini di pietra leccese consunti dal calpestio del saliscendi plurisecolare; era un ritornare indietro indietro quando le nonne vestivano di lungo e di nero, e le mamme tutte casalinghe con prole numerosa da accudire e da nutrire. Ed in questa folclorica rappresentazione ecco la capanna con Maria Vergine seduta su una sedia di paglia, Giuseppe in piedi bastone e lanterna in mano, e un bambinello vivo vivo che occhieggiava dentro caldi panni e talora sorrideva ai fanciulli che lo accarezzavano.

 

Per una più “cappuccina” festa, bisognava attendere il 24 aprile quando Don Fedele festeggiava il suo onomastico ma anche il santo protettore del convento: San Fedele di Sigmaringhen martire; la cui effigie su un dipinto commissionato al Toma (Domenico) adorna la parete dell’altare maggiore, mentre una bella statua fa altrettanto su un altare laterale. Sta bene un po’ di biografia di questo santo, che al secolo si chiamava Markus Rey, cappuccino missionario tedesco evangelizzatore nelle zone protestanti dell'Europa centrale. Fu aggredito e ucciso mentre usciva di chiesa dopo aver celebrato la Messa il 24 aprile del 1622 durante una rivolta antiaustriaca in Svizzera, beatificato come martire nel 1729, e proclamato santo da papa Benedetto XIV nel 1746.

Per quanti anni si rinnovò a Natale la rappresentazione più amata e seguita della città? Certo molti, finché come tutte le cose che hanno un bell’inizio conoscono anche la loro fine, dal momento che la “civiltà” avanzava e i surrogati o le contraffazioni prendevano il sopravvento sulla tradizione, sì che il dolce tenero Natale dei pupi e delle scene viventi ed eloquenti lasciarono il posto alle vetrine orpellate di fredde lucine.

Non saprei dire quando allo Spirito Santo si passò dal presepio vivente al più contenuto presepio artistico, del quale abbiamo una testimonianza in una nota di cronaca di Katia De Riccardis sul quotidiano on line Galatina2000 del 23 dicembre 2014: “Adeste fideles, lieti triumphantes, venite venite in Betlem". Questo è l’invito che l’Associazione Italiana Genitori e il Comitato Famiglie Chiesa dello Spirito Santo porge alla cittadinanza per venire a visitare il presepe artistico realizzato all’interno della Chiesa dello Spirito Santo, ex convento dei Cappuccini. “Ricordo quando in quel convento anni fa veniva allestito il presepe vivente”, “Ricordo quando in quella chiesa arrivavano i Re Magi”, sono queste le testimonianze delle persone residenti nel rione, ma anche delle persone incontrate strada facendo per la realizzazione del progetto, che custodiscono nel cuore il ricordo di quel “Natale” vissuto tanti anni prima e mai dimenticato proprio perché erano piccole ed umili tradizioni che facevano vibrare nel più profondo dell’anima il vero spirito del Natale”.

Credo sia stato l'ultimo presepio che abbia potuto allestire Don Fedele prima di lasciare per sempre questa terra benedetta e da lui abitata in francescana letizia (apparteneva al Terz'Ordine), amata e arricchita non solo di virtù e di preghiera, di carità e di conforti spirituali al prossimo più in afflizione, ma anche di ricupero di antichi valori e di ornamenti in ogni luogo sacro del suo apostolato; egli ci ha dato la misura di un vivere costruendo e di un operare abbellendo quel che ci è stato consegnato dalla storia, dall’arte e dalla fede dei padri.

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Giovannino papà di Don Fedele

MOREN SEM