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Galatina, 8 novembre 2018

 

L'ADDIO A FRANCO MAGLIO

Il rito funebre ieri nella chiesa di S. Biagio celebrato dall'amico sacerdote Don Salvatore Bello per desiderio della consorte e dei familiari; qui di seguito l'omelia da lui tenuta davanti all'assemblea che gremiva il luogo sacro in segno di sincera attestazione di cordoglio dell'intera cittadinanza.

a c. di Don Salvatore Bello

 

Mi permetterete di parlare non solo come sacerdote celebrante un rito funebre religioso, ma anche come amico e come concittadino.

Carissimi, alla diletta consorte e ai figli, a fratelli e sorelle e agli amici tutti convenuti per questa celebrazione di fede e di sicuro spessore sociale.

Franco Maglio ha terminato il suo calvario, che tale è stata la conclusione della sua vita di uomo, seguita a quella della sua vita di imprenditore coraggioso e laborioso al cento per cento delle sue energie.

E ciò da quando, in anni lontani, a ridosso del convento dei Cappuccini sulle sue spalle posavano i pesi di un’azienda ai primordi del suo impianto, dando egli l’esempio di una laboriosità esemplare ai pochi collaboratori che vi lavoravano.

E questo sino ad una seconda fase che lo vede impegnato nell’edilizia col dare a Galatina impianti multipiano che l’hanno arricchita e valorizzata, abitanti e scuole hanno usufruito di queste costruzioni della modernità.

E non parliamo di impegni che travalicavano Galatina e il Salento e approdavano in lidi del Mediterraneo e dell’Est vicino. Egli ha provato, per dirla un po’ romanticamente e sentimentalmente, il gusto dell’avventura, ecco proprio questo, il gusto dell’avventura, senza mai perdere di vista la geometria esatta dei conti e dei costi.

L’azienda cresceva con l’imponente ferriera, la chiamo così, di via per Sogliano dove un numero crescente di operai sono stati coinvolti nel creare infrastrutture in ferro di cui si approviggionavano costruttori locali, della regione salentina e oltre.

Nel frattempo creava una delle prime oasi turistiche del Basso Salento, alla grotta di Pescoluse di Salve, per la quale ci mise l’anima (lo dico nel doppio significato di "tutto se stesso" e nell’accezione religiosa, perché volle che gli ospiti avessero il servizio religioso festivo, e mi coinvolse nella celebrazione della Messa il sabato sera nella graziosa seditoia-teatro, lui facendo apprestare una grande tenda per l’altare del celebrante.

E mentre sembrava che si attaccasse troppo alle sue creazioni e creature, egli se ne liberava per altre avventure, come quella di presidente della squadra di calcio ProItalia Galatina nella quale coinvolse tutte le aziende della città, e non solo, con adesioni pubblicitarie notevoli. È il periodo aureo della sua carriera sociale: il Presidente, eh, amici tanti, ma non mancavano gli avversari intrufolati in un pubblico positivo ed esaltato; chi tra i più maturi tra noi non ricorda quel pomeriggio di trionfo in piazza Alighieri al ritorno dalla conquista della serie C2 (1983-1988).. Ma per questi dati e altro occorre rifarsi al testo esemplare e completo pubblicato da Rino Duma.

Mi commuovo perché il mio coinvolgimento personale e della mia emittente Orizzonti Activity costituiva per lui, ospite sempre atteso negli studi qui accanto ancora vivi e costruttivi, costituiva per lui una spalla e un sostegno di valore, con le trasmissioni in diretta dai campi di calcio anche lontani, come Cento, Giulianova, Fasano, la Campania, ecc. Erano i tempi di Virgilio Contaldo, di Rino Duma, di Antonio Opstaciuk e di Alberto Gargaresci, di Vincenzo Martinucci, di Antonio Liguori e di Francesco Lazari, di Adolfo Notaro e Albano Tundo, di Biagino Buccella e tanti altri fino a Vincenzo Mele al quale ( lo dico sotto voce rammaricato) non sono state rinnovate le dirette dei Consigli Comunali, come fu con me e il calcio di Franco Maglio che avremmo dovuto ricompensare per le dirette ma che ci consentì anche di fare pubblicità allo stadio.

A proposito, Avrei desiderato che avanti avanti ci fosse una "fascia", a significare la dipartita di un uomo e cittadino di valore; certo, certo, con tutti i suoi limiti, non era come si dice, un uomo di chiesa visto che stiamo celebrando un rito funebre, gli riconosco però l’onestà di un rispetto verso il clero disinteressato, e una fede diciamo intima, personale che emergeva non solo nel volere la Messa al campeggio di Pescoluse, ma anche nell’invitarmi in alcune occasioni a celebrare la Messa di Natale a mezzanotte del 25 dicembre per la sua famiglia, per gli operai e le loro famiglie, senza dire che egli a tutti che andassero a chiedere non negava mai l’aiuto desiderato. Credo che anche il nostro Don Fedele vi si recasse da lui all’occasione, ma questo non l’ho scritto nel mio recente libro sulla vita del nostro più amato sacerdote.

E lui, Franco Maglio, è stato (nessuno si offenda) se non l’imprenditore più amato di Galatina per le ragioni che ho esposto, uno dei più amati di sicuro; qualcuno chioserà: "e odiato"; io direi però meglio, che non si è trattato di odio ma di invidia, e fosse stata una santa invidia!

Signora Elvira, lei è stata l’angelo della sua vita, venendo da lei ne parlavamo e lei commossa mi confidava tra le lacrime tutto il suo stupore (dolore?), lo chiamo così, per quanto accaduto prima ed ora. i figli Chiara e Luigi, i fratelli tra cui Luigi e Maria ed Albina, qualche nome non mi è propinquo, ma a tutti della famiglia dico: siate orgogliosi del vostro Francoì; e tutti gli perdoniamo quel che è da perdonare, se c’è, ma ci vantiamo di aver avuto un concittadino adottivo così, generoso, buono, altruista, coinvolgente gli altri e la società, fino a desiderare di riuscire nella vita politica come era riuscito nell'industria e nello sport, ma i tempi ruinavano. Soprattutto voglio dir questo: egli non ha, come si dice dei politici, intrapreso le sue molteplici attività, per fare solo i propri interessi, ma soprattutto quelli delle aziende (per un periodo Lecce compresa) e degli operai con le loro famiglie (caro Antonio), fatto sta che oggi, lui l’ultima volta tra noi, lo vediamo nella semplicità di un uomo che ha dato tutto se stesso e tutti i suoi averi per il gusto di essere solo costruttore di società e di progresso. La crisi mondiale specie nel nostro sud è rovinata sulle nostre imprese salentine. Anche sulla sua.

Ed ora brevemente da sacerdote dico: il Signore lo accolga nell’abbraccio della sua infinita misericordia, non dico nel regno dei santi, ma era un battezzato, ci credeva, e quindi Dio lo accolga nel regno dei buoni.

Franco, tutti noi qui presenti ti abbracciamo.

 

Al termine della celebrazione il pubblico si è spostato in avanti accanto ai familiari per un saluto, era anche presente e commosso Fortunato Cappellacio che ha voluto salutarmi e ringraziarmi per avere io ricordato quegli eventi sportivi di 35 anni fa.

 

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