fede e vita

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SETTIMANALE DI IDEE E MEMORIE

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nuova edizione

fede e vita

Galatina, 11 agosto 2018

SANTA CHIARA D'ASSISI

VESTIGIA APPARISCENTI QUI A GALATINA

 

 

Anzitutto occorre ripristinare una titolarità che la ritualistica devozionale ha confuso e destabilizzato dal punto di vista culturale oltre che religioso. Il complesso monastico (1622) di piazzetta Galluccio, di recente magnificamente restaurato nella parte abitativa e complementare, era conosciuto come di S. Chiara, anche agli inizi del secolo scorso lo si chiamava così, e non di S. Luigi (Gonzaga). Qui non è la stessa cosa come per San Biagio, dove la creazione di una confraternita in suo onore trovava per il complesso olivetano un titolo non agiografico ma coloristico, il colore dell'abito bianco dei monaci che vi risiedettero fino al 1807, i Bianchini, storpiato poi in Banchini. Aver chiamato San Biagio una chiesa che era intitolata S. Caterina La Nuova, non costituiva una interruzione devozionale per la Santa già venerata abbondantemente nella basilica cateriniana. Per Santa Chiara la devozione era unica alle Clarisse di Galatina, dove la confraternita di San Luigi insediatasi nella chiesa omonima si accaparrò il titolo anche del luogo sacro. E' vero che entrambi i titoli sussistettero, ma divenne prevalente la dizione "a S. Luigi" per indicare la Chiesa.

Supponiamo che oggi 11 agosto nella chiesa delle ex clarisse ci siano adeguate celebrazioni in onore della bella Santa che la tradizione ci ha consegnato, senza voler sminuire quelle del 21 giugno in onore di S. Luigi. Su un portale interno del convento ci viene tramandato il nome di una abbadessa. Il Perrone, lo storico salentino dei Frati Minori, avrà certamente trattato di questo complesso sacro galatinese, occorre risvegliarne le memorie che non siano solo delle leggende, come il transito sotterraneo che da S. Chiara portava al convento di S. Caterina, via di fuga in casi di aggressioni e simili.

Chiara, come Francesco e Antonio per i maschi, è uno dei nomi di donna più belli e sempre onorati. La onora il Sommo Poeta quando nel Purgatorio fa dire a Piccarda suora uscita dal convento:

 

"Perfetta vita e alto merto inciela

donna più sù», mi disse, «a la cui norma

nel vostro mondo giù si veste e vela,

 

perché fino al morir si vegghi e dorma

con quello sposo ch’ogne voto accetta

che caritate a suo piacer conforma".

 

La "donna più su" è S. Chiara: "Una vita perfetta e un alto merito collocano in un Cielo più alto (in paradiso) una donna (santa Chiara d'Assisi), secondo la cui regola sulla Terra ci si veste e si prende il velo, al fine di vegliare e dormire sino alla morte con quello sposo (Cristo) che accetta ogni voto che la carità conforma alla sua volontà".

La devozione a questa Santa potrebbe aprire alla creazione, questa sì, di una confraternita al femminile e al maschile insieme, che non soppiantasse quella di San Luigi, ma che desse il senso più nativo di una struttura sacra che è nella storia di questa città.

red.

 

NELLA CHIESA IMMACOLATA SI FESTEGGIA

SAN DOMENICO

DI GUSMAN

 

Gusmàn è il nome del padre di Domenico. Questi acque nel 1170 a Caleruega, un villaggio montano della Vecchia Castiglia (Spagna) da Felice di Gusmàn e da Giovanna d'Aza.

A 15 anni passò a Palencia per frequentare i corsi regolari (arti liberali e teologia) nelle celebri scuole di quella città. Qui viene a contatto con le miserie causate dalle continue guerre e dalla carestia: molta gente muore di fame e nessuno si muove! Allora vende le suppellettili della propria stanza e le preziose pergamene per costituire un fondo per i poveri. A chi gli esprime stupore per quel gesto risponde: "Come posso studiare su pelli morte, mentre tanti miei fratelli muoiono di fame?"

Terminati gli studi, a 24 anni, il giovane, assecondando la chiamata del Signore, entra tra i "canonici regolari" della cattedrale di Osma, dove viene consacrato sacerdote. Nel 1203 Diego, vescovo di Osma, dovendo compiere una delicata missione diplomatica in Danimarca per incarico di Alfonso VIII, re di Castiglia, si sceglie come compagno Domenico, dal quale non si separerà più.

Il contatto vivo con le popolazioni della Francia meridionale in balìa degli eretici catari, e l'entusiasmo delle cristianità nordiche per le grandi imprese missionarie verso l'Est, costituiscono per Diego e Domenico una rivelazione: anch'essi saranno missionari. Di ritorno da un secondo viaggio in Danimarca scendono a Roma (1206) e chiedono al papa di potersi dedicare all'evangelizzazione dei pagani.

Ma Innocenzo III orienta il loro zelo missionario verso quella predicazione nell'Albigese (Francia) da lui ardentemente e autorevolmente promossa fin dal 1203. Domenico accetta la nuova consegna e rimarrà eroicamente sulla breccia anche quando si dissolverà la Legazione pontificia, e l'improvvisa morte di Diego (30 dicembre 1207) lo lascerà solo. Pubblici e logoranti dibattiti, colloqui personali, trattative, predicazione, opera di persuasione, preghiera e penitenza occupano questi anni di intensa attività; cosi fino al 1215 quando Folco, vescovo di Tolosa, che nel 1206 gli aveva concesso S. Maria di Prouille per raccogliere le donne che abbandonavano l'eresia e per farne un centro della predicazione, lo nomina predicatore della sua diocesi.

Intanto alcuni amici si stringono attorno a Domenico che sta maturando un ardito piano: dare all Predicazione forma stabile e organizzata. Insieme a Folco si reca nell'ottobre del 1215 a Roma per partecipare al Concilio Lateranense IV e anche per sottoporre il suo progetto a Innocenzo III che lo approva. L'anno successivo, il 22 dicembre, Onorio III darà l'approvazione ufficiale e definitiva. E il suo Ordine si chiamerà "Ordine dei Frati Predicatori".

Il 15 agosto 1217 il santo Fondatore dissemina i suoi figli in Europa, inviandoli soprattutto a Parigi e a Bologna, principali centri universitari del tempo. Poi con un'attività meravigliosa e sorprendente prodiga tutte le energie alla diffusione della sua opera. Nel 1220 e nel 1221 presiede in Bologna ai primi due Capitoli Generali destinati a redigere la "magna carta" e a precisare gli elementi fondamentali dell'Ordine: predicazione, studio, povertà mendicante, vita comune, legislazione, distribuzione geografica, spedizioni missionarie.

Sfinito dal lavoro apostolico ed estenuato dalle grandi penitenze, il 6 agosto 1221 muore circondato dai suoi frati, nel suo amatissimo convento di Bologna, in una cella non sua, perché lui, il Fondatore, non l'aveva. Gregorio IX, a lui legato da una profonda amicizia, lo canonizzerà il 3 luglio 1234. Il suo corpo dal 5 giugno 1267 è custodito in una preziosa Arca marmorea. I numerosi miracoli e le continue grazie ottenute per l'intercessione del Santo fanno accorrere al suo sepolcro fedeli da ogni parte d'Italia e d'Europa, mentre il popolo bolognese lo proclama "Patrono e Difensore perpetuo della città;".

La fisionomia spirituale di S. Domenico è inconfondibile; egli stesso negli anni duri dell'apostolato albigese si era definito: "umile ministro della predicazione". Dalle lunghe notti passate in chiesa accanto all'altare e da una tenerissima devozione verso Maria, aveva conosciuto la misericordia di Dio e "a quale prezzo siamo stati redenti", per questo cercherà di testimoniare l'amore di Dio dinanzi ai fratelli. Egli fonda un Ordine che ha come scopo la salvezza delle anime mediante la predicazione che scaturisce dalla contemplazione: contemplata aliis tradere sarà la felice formula con cui s.Tommaso d'Aquino esprimerà l'ispirazione di s. Domenico e l'anima dell'Ordine. Per questo nell'Ordine da lui fondato hanno una grande importanza lo studio, la vita liturgica, la vita comune, la povertà evangelica.

Ardito, prudente, risoluto e rispettoso verso l'altrui giudizio, geniale nelle iniziative e obbediente alle direttive della Chiesa, Domenico è l'apostolo che non conosce compromessi né irrigidimenti: "tenero come una mamma, forte come un diamante", lo ha definito Lacordaire.

(da: lachiesa.it)

 

 

RUDERI O TESORI?

Galatina, 4 Agosto 2018

 

Chi potrebbe affermare che questo de "I Cappuccini", apparente e vistoso, sia un luogo insignificante per la notorietà della nostra Città? Ci fermiamo appagati alla gloriosa basilica cateriniana? Forse perché non è facile andare oltre? Segnalare cioè altri siti storici anch’essi facenti parte della teca valoriale che non si chiude dentro le antiche mura urbane ma si riapre in ogni polo dell’agro? Così avete anche il Convento degli ex Cappuccini, l’Abbazia di S. Caterina Novella (S. Biagio), il cenobio Basiliano La Crutta, l’ipogeo sacro di S. Anna ai Piani, S. Maria della Porta allo Scòtola ed una serie di cappelle che hanno superato il secolo e mezzo e sono abbandonate, più di tutte il settecentesco rudere di S. Lucia all’uscita di via vecchia per Noha.

Ma ammirate questa immagine che per sé non riproduce l’intero complesso conventuale; una mente e una mano esperte di architetto potrebbero ricostruire il lato sud andato distrutto nella parte intonacata, con le cellette dei frati. Questo luogo sacro ha un pregio, che conserva il suo fascino originale anche sotto l’aspetto ambientale per tre quarti composto di terreni aviti intorno che accrescono la misticità dell’impianto religioso e i suoi richiami a storiche irradiazioni e a recenti espressioni di fede e di socialità.

Un tempo le sere d’estate si andava a passeggio, le famiglie coi figli si spostavano da casa a piedi verso le uscite principali della città: la via per Sogliano, la via di Lecce, la via di Galatone, la via dei Piani, la via del Duca, dei Cappuccini aggirando la campagna che riportava in paese per un sentiero che usciva alle spalle della masseria Santorocco. Non v’era alcun pericolo di auto o di traini al cavallo. Si cantava e si correva, ed era cosa graditissima.

Le mete delle uscite serali ora sono altre, ma questa di via dei Platani serba una sua attrazione; occorrerebbe un ulteriore adattamento alla sosta serale delle persone e un coinvolgimento di natura spiritual-canoro; una valorizzazione culturale potrebbe venire dalla recitazione di pagine scelte di autori medievali e francescani.

Si dicono queste cose, e sembra che si possano fare o che già si facciano: ma una cosa è il dire, altra…il fare.

* * *

 

 

DOMENICA

19 Agosto 2018

 

 

 

 

 

 

SANTO DEL GIORNO

S. Giovanni Eudes

DIREZIONE

D. Salvatore Bello

 

 

 

 

 

 

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