fede e vita

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Galatina, 31 Gennaio 2018

Le risposte al desiderio di rivedere un proprio caro

E' POSSIBILE COMUNICARE COI DEFUNTI?

Le forme corrette della comunicazione

 

E’ possibile comunicare coi propri cari ed amici defunti?

Io sono sicuro che è possibile. La mia sicurezza non viene da una rivelazione dall’alto, cosa che è riservata alle veggenti (molto più numerose dei veggenti maschi, e non so dirvi il perché, forse la donna è più propensa a riconoscere la verità e a vivere di fede, e quindi viene premiata?). Tralascio di riferirne, cito soltanto Maria Simma, nata a Sonntag (Austria) il 5-2-1915 e deceduta il 16.3.2004, che era spesso a contatto con le anime del purgatorio, e solo con esse, nessun contatto invece con le anime

beate in Paradiso

e con quelle dannate

all’Inferno.

Dire che è possibile

comunicare coi propri

cari in Purgatorio e,

aggiungo, con quelli

in Paradiso, non vuol

dire che la comunica-

zione è assicurata

attraverso i sensi,

bocca, udito, tatto, ecc.,

ma attraverso la

contemplazione e la preghiera.

Il primo passo per poter entrare in comunione con un’anima purgante è la compunzione, cioè un atteggiamento interiore di disagio per trovarsi al cospetto di Dio con le proprie miserie morali e i propri peccati. È Lui infatti che fa dono dell’incontro con l'anima del defunto, ad esempio di mia madre.

Ma Dio vuole questo? Oppure il suo intendimento è quello di lasciarci nell’oscurità fin quando non faremo anche noi il passo nell’Aldilà? Di solito infatti ci lascia nell'oscurità, ma è per la nostra insensibilità o per la fatuità della richiesta non ben motivata.

Comunque Dio non disdegna un incontro tra un credente in vita ed un’anima santa in purgatorio o in paradiso, ad esempio S. Antonio di Padova o Santa Chiara.

Ciò che è buono Dio può permetterlo.

Ma vediamo a quali condizioni. Ci è d'aiuto S. Agostino che per ottenere grazia presso Dio elenca tre qualità che la preghiera stessa deve avere: 1) la richiesta deve essere fatta da una persona buona, credente, ricca d'amore di Dio e del prossimo; 2) la stessa preghiera deve esser fatta bene, con umiltà senza voler tentare Dio o forzare la sua volontà; 3) ciò che si chiede deve essere una cosa buona per un fine buono.

Un esempio: desidero dire alla mamma che preghi per la conversione di una persona. L’incontro ravvicinato Dio lo può concedere, magari breve, un’apparizione in aspetto umano identificabile e un suo cenno del capo, o altra indicazione comprensibile anche uditiva.

Ma è più probabile che, poste tutte e tre le condizioni per non avere un diniego, l’incontro avvenga nell’intimo del cuore, e colui che desidera parlare con l’anima purgante ne avverta in sé la presenza, immateriale ma così viva da tenersi in adorazione di Dio e di estatico stupore per il dono interiore da Lui ricevuto. L’anima purgante sa bene quel che le vuoi chiedere, e tu puoi restare nel tuo silenzio e pregare, senza cercare di voler vedere la persona cara.

C’è un terzo modo di relazionarsi con un’anima del Purgatorio o del Paradiso, ed è il sogno; Giuseppe di Nazareth vide in sogno l’Arcangelo Gabriele che gli parlava. E di angeli che si presentano in forma umana nella bibbia ve ne sono. I tre apostoli sul monte Tabor videro con Gesù anche Mosè ed Elia discesi dal Paradiso; del loro aspetto non si parla, ma i tre li riconobbero.

Gesù disse ai suoi discepoli: “Se aveste fede quanto un granello di senape-”, potreste far miracoli. Noi siamo cristiani, discepoli suoi, sacerdoti suoi, ma di miracoli eclatanti non abbiamo mai visto né mai fatto. Di grazie sì, ne abbiamo avute. È questo il problema, non abbiamo fede, essa non raggiunge neppure il granellino di senape, e senza fede in Dio e in Cristo Gesù non sposteremo non dico “una montagna”, ma neppure un granello di sabbia.

A Lui purtroppo ci lega appena appena un filo di tela di ragno, la cui natura è così instabile e la cui resistenza caduca.

“A te volgo Signore il mio sguardo, non nascondermi il tuo volto”. “Vieni, madre mia, e posa la tua bocca sulla mia fronte affaticata, fammi risentire la tua voce, quelle tre parole: “Fiiu miu, fiiu miu, fiiu beddhu”.

Anche voi, rivolgetevi alla vostra madre e imploratela, vi ascolterà, ne sono sicuro.

Mia nonna mi raccontava poi di un prodigio tutto spirituale: Se un credente prega spesso per le anime purganti, nel momento di pericolo della sua vita fisica, alcune di esse lo circondano e lo difendono, perché esca illeso o almeno non ferito gravemente da una caduta, uno scontro, un incendio, una frana o altro triste evento. La preghierina che tutti spesso possiamo recitare è il Requiem (L’eterno riposo), è breve, ditela col cuore.

Galatina, 22 Gennaio 2018

Che cosa si fa in Paradiso?

il Paradiso secondo me

a c. di D. Salvatore Bello

- Don Pippi, che si fa in paradiso?

E lui mi rispose (unica volta nelle sue

apparizioni oniriche notturne):

- Ma si sta bene anche qui in terra!

Fu una delusione che mi trovai dentro

anche dopo essermi svegliato.

E da allora la domanda che porsi a lui mi

ritorna, la rifaccio di tanto in tanto a me

stesso, un nodo che qui tento di sciogliere a modo mio, e magari chiamandovi a collaborare.

Ecco, chiedi, Rita.

 

- Si dice anzitutto che il paradiso non è un luogo ma uno stato.

- Sì, dire che è uno stato è teologicamente esatto, quantunque io non ne sia pienamente soddisfatto; dire che esso è uno stato e non un luogo, significa asserire una condizione esistenziale immateriale, slegata da qualunque specie di domicilio, quindi misteriosa e indecifrabile, e l'aldilà per sé è tale. Penso invece che il Paradiso sia un altro cielo, un altro luogo celeste - che però nulla ha a che fare con l'universo che noi conosciamo, a questo non relazionabile - anch'esso creato da Dio a misura degli spiriti umani a Lui fedeli, oltre che degli spiriti angelici rimastigli pur essi fedeli. Un cielo, aggiungo, creato a immagine di Dio come la prima creatura umana, quindi un luogo vero e proprio ma immateriale e imperituro: "Cieli nuovi e terra nuova" (2Pietro 3,13)). Chi altro?

Tu, Massimo, di' pure.

 

- Concepire un luogo immateriale non è facile, sembra una contraddizione.

- Sicuro? S. Paolo parlando del corpo umano glorioso alla risurrezione finale, afferma: "si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale" 1 Cor 15,44. Può Dio una materia per sé corruttibile farla divenire spirituale, cioè incorruttibile? Credo di sì, il corpo risorto di Gesù da corpo animale corruttibile divenne corpo glorioso incorruttibile. I cieli di Dio ("Padre nostro che sei nei cieli" Matteo 6,9-13), secondo il mio dire, sarebbero un luogo ma immateriale, indistruttibile in cui si muovono spiriti immortali (angeli ed anime).

Tu, Leonardo, cosa vuoi chiedere?

 

- Una cosa è un corpo animale che diventa un corpo glorioso immateriale ed altra un luogo o spazio con corpi celesti di natura immateriale.

- Diciamo che è così, ma l'intervento divino come rende glorioso il corpo animale così può creare un luogo o spazio immateriale.

Se preghiamo "Padre che sei nei cieli", e vogliamo dare un senso al termine cosmico "cieli" rapportato alle nostre comprensioni attuali, possiamo intuire che Gesù ha adattato il termine al mistero della dimora divina. Ma Dio ha bisogno di una casa? No certo. E tuttavia, se esistessero davvero i "cieli" di Dio? Immateriali e imperituri? Li avrebbe creati per dimora delle anime beate e degli angeli. E' questa una concezione favolistica, immaginifica?

Per Dante il luogo o la sede dei beati è l'Empireo il più esterno dei cieli, il solo immobile secondo Aristotele; e che secondo S. Tommaso consiste di “luce intellettual piena d'amore” (Paradiso, XXX, 41) diretta emanazione di Dio.

Insomma, se ammettiamo una realtà spirituale, l'anima umana, nulla ci vieta di pensarne la dimora nei cieli di Dio - veri e propri - ma incorruttibili e diretta emanazione dello splendore divino, emanazione non ad intra ma ad extra. Eh sì, tutto ciò che è creato, è fuori della natura divina, per quanto Dio dopo averli crearli decisa di non distruggerli mai.

E tu, Antonio, cosa vuoi chiedere?

 

- Quindi il Paradiso potrebbe essere una realtà cosmica immateriale, ineffabile. E allora, cosa si fa in Paradiso?

- Stando alla risposta onirica di Don Pippi, risposta indiretta "anche in terra si sta bene", ricaviamo che quel che si fa sulla terra è prototipo di quel che si fa anche in Cielo, in pratica qui si contempla e si adora la grandezza e la bellezza di Dio nelle cose create, si ringrazia la sua infinita misericordia, si prega per la pace sulla terra; lassù, parimenti tutto ciò , ancora, in cielo si sta bene e si opera, ci si rende attivi di attività commisurate alla genialità tipica di uno spirito slegato dai vincoli della materialità e quindi esaltato dalla condizione di purezza non inquinata nè irretita dalla carnalità.

Ed ora chi vuole intervenire?

Giulia, dicci.

 

- Gesù ha detto ai suoi discepoli: "Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Io vado a prepararvi un posto..., perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via" (Giov. 14,1-14).

- Gesù utilizza il linguaggio umano più chiaro ed appropriato, non fa filosofia, teologia o astrologia. I termini posto, dove, luogo ci dicono che vuol far capire quale sarà il loro destino di gloria accanto a lui.

Continuando a strappare intuizioni e sensi adeguati alla nostra sensibilità umana, possiamo farci questa domanda: il luogo di cui parla Gesù e il posto che darà ai suoi in quel luogo sono tangibili o no? Sono visibili e godibili, o no? E' un luogo celeste, analogo al cielo che ci sovrasta, è possibile che sia così, sempre ammettendo che esso sarebbe indistruttibile, inattacabile dalle potenze del male, imperituro?

Se l'analogia fa difetto, perchè fa difetto, dove s'appalesa la falsità della comparazione? Il corpo di Gesù è un corpo come il nostro, e pur essendo ora glorioso, incottuttibile e non più soggetto alla morte, resta un corpo umano; così il luogo di cui Lui parla non potrebbe essere un luogo creato da lui appositamente per ospitare i beati, quello che Dante chiama Empireo? E' vero che penetrare il mistero dell'Aldilà non ci è dato, ma non ci è vietato di fare delle supposizioni sulle parole stesse di Gesù.

"Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui" (Matteo 3,13-17),

Quali cieli si aprirono? Non certo il cielo nostro astrofisico, ma "i cieli di Dio" da Lui abitati.

Non voglio ignorare la difficoltà, forse insuperabile, di concepire l'Aldilà come una proiezione dell'aldiqua, e perciò ho detto che qui ci muoviamo sul filo labilissimo di una analogia la cui rivelazione ci è nascosta, ma quel poco che ci è stato rivelato, e qui da noi dipanato, non ci allontana ma ci avvicina alla realtà creata a immagine di Dio.

Vuoi parlare Cristina?

 

- Stando così le cose, in Paradiso non ci si annoia, ma ci si affatica?

- No, si agisce, si opera, e non ci si affatica per nulla. Del resto, Gesù dirà che "il Padre suo opera sempre" (Giov 5,17), ossia non sta mai fermo, inattivo. E' vero, nella Genesi è detto che dopo i giorni della creazione, si riposò, ma questo non vuol dire che si fosse affaticato, Il Creatore in quanto Dio non si stanca. Il riposo segnala un compimento, una pienezza di cui può godere fino in fondo solo Colui che è il Signore di tutta la realtà. Così gli spiriti beati godono del loro operare che è molteplice, e nel quale avvertono come un amplesso la presenza di Dio e il suo splendido sorriso.

Intervieni, Nicola.

 

- Questo mi piace, sarà possibile in Paradiso consociarsi, far gruppo, squadra?

- Certo, direi anzi che uno degli aspetti della vita paradisiaca, è il convergere di menti secondo la loro più profonda ispirazione, per aggiungere godimento a godimento alla "novità" del cielo dato in dono all'umanità redenta e agli angeli. Uno degli aspetti della felicità paradisiaca è la conoscenza, l'ardore della conoscenza, il trovarsi insieme e ricuperare psicologicamente quel che di buono, di bello, di giusto si è scoperto, ipotizzato, conquistato sulla terra.

Parla pure, Gilda.

 

- Ma se Gesù dice: "Il cielo e la terra passeranno,,,", come potrà configurarsi una vita in cui tutte le necessità materiali saranno scomparse?

- Ma non scomparirà l'universo parallelo degli spiriti umani. Mentre non è escluso che Dio voglia rifare questo mondo, metterlo in sicurezza assoluta, come si dice, e sarebbe allora questo il Paradiso imperituro, indistruttibile di cui ho già detto. Il servo di Dio mons. Nicola Riezzo, arcivescovo di Otranto, teologo e mio maestro diceva: "Dio non distruggerà questo mondo, passerà la sua forma cosmica e storica, ma Egli gli potrà dare una forma nuova ("cieli nuovi e terra nuova").

Intervieni, Alba.

 

- Se volessimo ipotizzare un'attività paradisiaca, a che cosa potremmo pensare?

- Una delle attività umane sulla terra, ad esempio, è la coltivazione di essa. In Paradiso possiamo immaginare qualcosa di simile nella specificità del luogo destinato allo spirito umano il quale conserva integre e anzi rinvigorite tutte le sue facoltà. Esso potrà dare sfogo a tutte le sue potenzialità corroborate dall'aver ripreso un corpo glorioso alla risurrezione. Le colture come le immagino ci seguiranno lassù, ma avremo da sterrare un luogo già meraviglioso adatto ad una seminagione e mietitura di gran lunga appagante e non equiparabile a quelle della terra.

Pasquale, cosa aggiungi?

 

- Non è che devo tornare a zappare!

 

Daniele, su questo.opo

- Se devo essere sincero, anche a stancarmi lo farei volentieri, tanto lassù non si suda e non ci si ammala. Ci si stanca?

 

- E non ci si stanca! Noi - ripeto - procediamo in questo discorso sul filo esilissimo della esperienza terrena e della inesperienza assoluta di un "mondo della vita che verrà", creato dalla onnipotenza di Dio. Purtroppo non possiamo sfuggire al condizionamento che ci viene dall'esperienza terrena, mentre ci avventuriamo nell'oscurità di quella futura. Ma c'è un altro filo che le lega entrambe nella storicità dell'espletarsi la prima e nella speranza di conquistare la seconda come premio della fedeltà alla missione genesiaca data da Dio all'uomo.

Riassumo così: dall'Eden terrestre alla condizione di fatica e di dolore fuori di esso, e da questa alla condizione di felicità dell'Eden celeste, un giardino di nuovi fiori e nuovi frutti, solo che questi sono di un ordine più alto, gustosi allo spirito e sempre appaganti nei colori e nelle forme. Se è vero che la luce domina nel Regno di Dio, quella luce non può essere al neon sparsa in ogni dove, pervasiva e asfissiante, ma orientata a far risaltare realtà misteriose e belle che nulla però hanno a che fare con gli effetti fatui dei nostri palcoscenici artificiali.

Intervieni, Stefania.

 

- A proposito, i colori e le forme lassù sono reali? Lo spirito beato ha la parola, la vista e l'udito? I fanciulli di Fatima vedevano la Madonna e udivano le sue parole. Lei parlava dal Paradiso.

- Ascolta, Stefania, rientro in me e ribadisco che la virtualità affianca la realtà nel Paradiso Celeste, come e con quali risultati nessuno può dirlo. Quel che posso dire che sarebbe disumano non potersi relazionare, e quindi parlare e udire è indispensabile ad una vita di felicità superglobalizzata come il Paradiso. Ricordiamo che il Figlio eterno di Dio è detto Logos, Verbo, ossia Parola, e parola creatrice e restauratrice.

Stefania ribatte.

 

- Va bene tutto, ma, in concreto che si fa in Paradiso?

- Soprattutto si contempla Dio e la sua bellezza, e in questo dire che ci si stanchi è dire una sciocchezza. Ricordiamo che la contemplazione di Dio avviene fuori del tempo, è atemporale, non si attende che il tempo trascorra più o meno lentamente o celermente per andare a fare un'altra cosa che piaccia di più; e così la conoscenza, che non avviene fuori di noi, ma dentro di noi, un "interno" che non soffre ritardi, essendo la simultaneità una caratteristica dell'operare lassù. Come questo avvenga, si può trovare una imperfetta analogia nel sogno, durante il quale in pochi secondi appaiono e si accavallano più situazioni di solito confuse talora percepite come una lunga parentesi di sonno. Mentre lo spirito beato non soffre attesa e non soffre confusione.

Dimmi Giorgio, vuoi intervenire?

 

- Pensavo anch'io: che si fa in Paradiso? Se io volessi suonare la mia chitarra mentre contemplo Dio, potrei farlo?

- Sarebbe questo un tuo desiderio, quindi un moto del tuo spirito, che rientra nella condizione terrena di gioia del tuo animo a sditare sulle corde. Ascolta, esprimo questo concetto: ogni desiderio dell'anima beata direi che piace a Dio; il suo esaudimento per sè direi che è possibile e non disdice alla grandezza e alla dignità di Dio che anche lassù ci tratta Lui Padre come figli suoi. A meno che i maestri di spiritualità non considerino la cosa stupida o inconcepibile. Ma se così fosse, in questo non li seguirei. E se è vero che un'anima lassù non ha le dita e il tatto gli è inutile, il desiderio e la sua portata può fare il prodigio e farti trovare il modo di avere la tua chitarra e suonarla con le tue dita. Dico una stupidaggine? Va bene, lascio a te di dire la cosa sensata...so a chi mi riferisco.

Luisa, concludi tu.

 

E che! La zappa, la chitarra, poi magari la fuoriserie: queste sono le passioni terrene, che passano, e lassù non ci sono le condizioni per farle rivivere o per soddisfarle.

- E' vero, Luisa, e tuttavia, chiarisco, ho detto di "desideri positivi, belli, onesti", il cui appagamento non avverrebbe alla maniera che conosciamo quaggiù, ma in un riposo dello spirito in cui quella esperienza potrebbe rivivere, e lo spirito umano ne godrebbe.

 

Il critico e storico letterario Andrea Cortellessa sintetizza così la visione di Dante su Dio e sul Paradiso: "L'immagine di Dio (e del Paradiso m.n.) è l'insieme delle immagini del mondo e di tutto ciò che nell'universo si "squaderna".

 

P.S.

Scrivendo, ho avvertito sulla spalla un tocco e udito una fievole voce:

"Continua così, il Paradiso è a portata di tutti, dì che risveglino nel cuore l'amore di Dio creatore e padre".

Al prossimo sogno, Don Pippi.

1 Continua

"L'Amore in Paradiso" alla prossima puntata.

Galatina, 30 Gennaio 2018

FRA ANGELI E DEMONI AVVENNE

IN CIELO UNA IMMANE CONTESA

Vi svelo persino le armi usate. Cosa che non trovate scritta altrove.

a c. di D. Salvatore Bello

 

Come immaginare una ribellione degli angeli a Dio? Quali armi avevano gli angeli ribelli per poter detronizzare Dio?

Essi, puri spiriti, non avevano altro che

la loro volontà ostinata di non servire più

a Dio ma solo alla loro passione insana

di sostituirsi a Lui. Una volta deciso

di conquistare il potere divino, Lucifero

e i suoi angeli cosa potevano progettare

per ottenere l’ambìto risultato?

Potevano fare solo resistenza passiva,

rifiutarsi di servire Dio, ma nient’altro.

Razionalmente parlando, noi esseri umani

non possiamo immaginare per loro altre

armi se non le loro stesse facoltà, magari

acute, eccezionali.

Ma non capivano che era una follia pensare

di abbattere Dio?

Tanto di superiore intelligenza, e tanto stupidamente superbi nel volersi battere – con che cosa, poi – con Dio e con gli angeli rimasti fedeli? Magari con questi qualche successo potevano pure sperarlo ed averlo, ma non potevano certo darne la morte, procurarne l'annientamento, essendo puri spiriti non soggetti a corruzione.

Chi cerca di trovare le ragioni della ribellione, può anche immaginare - come qualche santa veggente ha mostrato di poter svelare – la disobbedienza a Dio per non volersi essi inchinare davanti alla santa Vergine Maria prescelta a Madre del Figlio suo. Ma è una supposizione, per quanto non improbabile.

 

Continuiamo però ad indagare sulla possibilità di una lotta non direttamente contro Dio ma tra spiriti angelici. Se le armi come noi le conosciamo lasciano sul terreno sangue e morti, le armi che avessero usato i puri spiriti gli uni contro gli altri non essendo di corpi contro corpi e quindi senza morti né sangue, dovevano però consentire da una parte o dall’altra una vittoria, di natura questa solo spirituale; sappiamo che la vittoria l’hanno ottenuta gli angeli fedeli a Dio dell’arcangelo Michele, e la sconfitta quelli fedeli a Lucifero.

Ma come si è svolta la lotta tra di loro?mC’è un assioma tra gli umani che dice così: “uccide più la parola che la spada”.

Ebbene, a mio sentire la lotta tra i due opposti schieramenti di angeli avvenne su questo piano, quello della parola. Tra le facoltà che si devono riconoscere presenti anche negli spiriti angelici ci sono quelle che abbiamo riconosciuto alle anime dei defunti, ossia, oltre l’intelligenza, la volontà e la memoria, anche l’emissione vocale-intellettiva (parola), la ricezione uditivo-intellettiva di essa, la ricezione visiva. Sono facoltà indispensabili a relazionarsi.

* * *

Disponiamoci ora ad assistere (adopero il presente narrativo) ad una adunata imponente inimmaginabile sulla terra. Una moltitudine di angeli ognuno con la sua specifica natura e personalità convengono in due sezioni dominate una dall’umiltà di Michele l’altra dall’orgoglio di Lucifero; la voce della verità e la voce della menzogna. Quale delle due conseguirà la vittoria? L’alto giudizio dell’umile Michele o il pregiudizio arrogante di Lucifero?

Il dibattito inizia con un urlo degli angeli-diavoli, un urlo pauroso che fa rabbrividire tutti gli angeli beati. Ma una voce dall’alto impone il silenzio assoluto. Tutto deve avvenire senza mosse subdole e prevaricazioni.

Ecco, Lucifero si solleva su tutti, dice: “E’ vero, Iddio ci ha creati, ci ha chiamati all’esistenza, noi abbiamo finora ubbidito ai suoi comandi, ma sentiamo di essere maturi per poter scegliere da soli ed essere i costruttori del nostro destino eterno. Io che vi parlo ho la legittima aspirazione di poter dire a voi miei seguaci, qui in numero prevalente, che d'ora in poi potete, se volete, ubbidire solo a me, altrimenti passate pure dall’altra parte.

Un brusio demoniaco attraversa l’immensa platea, ma in fondo in fondo dall’ultima fila della santa schiera angelica un’esile voce si fa sentire all'udito di ogni angelo, buono o cattivo: “Chi può levarsi contro Dio?”, tutti vanno ripetendo “chi può levarsi contro Dio?”; si guardano gli uni gli altri e si danno risposte a vicenda, uno stormo di angeli ribelli si leva in alto e trasmigra tra gli angeli rimasti fedeli a Dio.

Ma avanti e più in sù la voce di Lucifero urla: “Non servirò. Chi obbedisce d’ora in avanti a me soltanto, non avrà da pentirsi”.

Michele all’improvviso si leva dall’ultima fila e si libra verso Lucifero ponendoglisi di fronte e ripetendo con voce tonante: “Quis contra Deum? Chi contro Dio?”, e Lucifero sbarrando gli occhi, che divengono di fuoco, urla forte: “Ego, Io, contro di Lui e contro il suo progetto a me noto di un creato di esseri intelligenti come noi che ostacolerò in tutti i modi sino anche a impedirne l’eterna salvezza”.

Il dibattito si protrae a lungo e termina col grido luciferino: "Chi non è con me è contro di me".

A questo punto Michele porta la mano alla bocca e ne estrae una spada infuocata che con un fendente apre davanti a Lucifero una voragine che lo inghiotte con tutti i suoi innumeri seguaci, è l’Inferno.

L'arcangelo Michele torna inerme ed umile al suo ultimo posto lasciando a Dio di decidere della sua sorte e di quella dei suoi angeli fedeli. Ad essi Dio fa dono del Paradiso creato immateriale e indefettibile per loro.

 

* * *

Vi ho raccontato utilizzando il linguaggio umano in che cosa consistette l’immane contesa tra i due giganti delle due opposte schiere angeliche. Potreste chiedermi: “E il luogo dove questo si avverò?”.

Rispondo: non certo davanti al trono di Dio. E’ possibile che ciò sia avvenuto dentro un’aula immateriale eppur creata da Dio? E’ possibile, ma occorre sapere che gli spiriti angelici non occupano spazio neppure spirituale e ognuno di essi è luogo immateriale a se stesso, e tutti insieme ineriscono nell’unicità di un "luogo" immateriale. Pensate alla nostra memoria: essa non occupa spazio; infatti migliaia di concetti, termini, immagini vi coesistono come in un immateriale contenitore luogo a se stesso.

Sappiate infine che la realtà spirituale già è presente e viva in noi, immaginarla anche da sola, senza una fisicità, non è impossibile, e come le anime sopravvivono al corpo così gli angeli, pur senza inerire in una fisicità neppure spiritualizzata, fanno a meno del "come” e del "dove”. L’importante è che abbiano e conservino la facoltà di relazionarsi con Dio, tra loro e con gli umani.

 

Se la spiegazione non vi soddisfa, dovete però riconoscere che appare risolutiva la mia intuizione di una contesa verbale ad alto livello tra le due schiere angeliche; un diversa alternativa non saprei trovarla o non la condividerei. Fu la verità contro la menzogna ossia l'assoluta indisponibilità di Lucifero a continuare a servire Dio, mettendo a pretesto, se non come concausa, la sua contrarietà alla volontà divina di creare il mondo e darlo agli umani fatti a immagine di Dio: cosa ritenuta da Lucifero come oltraggiosa per gli angeli e la loro ambizione di primato assoluto.