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Galatina, 24 Febbraio 2018

L'Angelo che mi ha salvato la vita 4 volte ma non dalle 14 multe varcali

VARCO ATTIVO, UN ANGELO

PASSA E VIENE SANZIONATO

Gli Angeli custodi esistono davvero?

 

a c. di D. Salvatore Bello

 

Il titolo di questa pagina web è un tentativo, non proprio ortodosso, di richiamare in vita gli Angeli custodi dopo un terremoto ideologico che ha spazzato via tutto ciò che non è fenomeno, ossia che non è soggetto ai sensi, ma che sfugge ad essi come l’aria che ristagna ad un soffio improvviso di vento. Per dirla con un lemma in vocabolario, tutto ciò che è spirituale.

Gli Angeli, se esistono, sono esseri spirituali, puri spiriti, la ragione questo lo può affermare; essa potrebbe arrivare ad affermarne l’esistenza non perché sia in grado di farlo con un esperimento, ma, come vedremo, per una riflessione attendibile razionalmente sui dati esistenziali delle creature viventi nella loro specifica posizione fisiologico-valoriale, per cui si va dal minuscolo insetto e dal filo d’erba ai giganti della terra e del cielo passando per una serie di creature sempre più perfette a mano a mano che si sale nella scala sensitiva, dai terricoli agli alati, dai grandi quadrupedi e rettili ai mammiferi degli oceani, dai gatti ai cani alle scimmie, secondo una scala di specializzazione che trova il suo livello più alto nella creatura umana.

Ma gli angeli, posto che esistano, appartengono non ad una natura vivente animale, ma ad natura vivente spirituale angelica appunto.

Sappiamo dalle antiche scritture che angeli sono apparsi agli uomini, ad es., della civiltà biblica: ad Abramo, ad Elia il profeta, a Giacobbe, a Giuseppe e Maria di Nazareth, a Pietro apostolo, ecc.

Ma qui parliamo di angeli cosiddetti “custodi”, ossia con l’impegno assuntosi di vigilare sulla incolumità spirituale, morale ed anche fisica della persona loro affidata o da essi scelta.

Allora la domanda è questa: esistono davvero gli angeli custodi?

E se una persona non è credente, ma un laico diciamo indifferente alle cose dello spirito, ha anche lui un suo angelo custode? Dobbiamo ritenere di sì, giacché proprio quella persona ha più bisogno del suo aiuto. Quindi vi sono, o vi sarebbero, sulla terra tanti angeli custodi quante sono le creature umane. Alla cui morte, l’Angelo stesso avrebbe facoltà di scegliere, o di dedicarsi alla contemplazione di Dio e della sua bellezza, o oltre a questo, di custodire un’altra persona che viene alla luce. Dio ne rispetterebbe la libertà.

L’ideale sarebbe che l’Angelo potesse non dico farsi presente in qualche modo: una visione, un’apparizione, una voce interiore, ma che le occasioni della vita ci dicano che se non ci fosse stato l’Angelo custode, io quelle 4 volte, ad es., che mi son trovato in un pericolo mortale, non sarei uscito illeso o guaribile in pochi giorni. Sento nel mio cuore che il mio Angelo custode (che chiamo Vittoria) mi ha aiutato e non una volta sola, ma tre volte con l’auto ed una per aver subito con una caduta ematomi gravi. Non parliamo di altre occasioni, altre cadute, malattie ecc., ma in quelle 4 è stato come se la sua mano abbia impedito la mia rovina.

Poi ognuno può fare le sue considerazioni, ma credo che indipendentemente dal fatto che io lo pregassi o non lo pregassi tutti i giorni, egli è stato fedele all’impegno assuntosi, e lo ringrazio di cuore, e gli chiedo perdono se altre volte gli ho procurato dispiacere coi miei comportamenti.

Se voi mi chiedete: ”Ma come mai egli non ti ha avvertito che stavi sbagliando a passare col rosso ATTIVO ai varchi vietati? E per 14 volte hai sbagliato?" Rispondo con una battuta: siccome il mio Angelo Custode è passato con me, credo che abbiano inteso multare anche lui, raddoppiandomi le multe. Sorridete? Meno male che gli Angeli essendo puri spiriti non utilizzano mezzi meccanici (saprebbero usarli ugualmente) ma solo virtuali e più potenti, altrimenti…Va bene, questo per alleggerire il peso di una verità biblica che per quanto esplicita e propositiva, non può però costituire una prova che soddisfi la ragione umana!…Oppure sì, potremmo forse, ragionando, giungere ad affermarne, se non l’esistenza, la probabilità che essi esistano davvero.

E qui torniamo all’esame della scala valoriale delle creature viventi, da quelle più semplici a quelle più complesse fino alla creatura umana dotata di corpo ed anima spirituale. Ed ecco il ragionamento: la scienza ci dice che effettivamente esiste una scala valoriale, per cui alcuni esseri viventi sono più perfetti di altri che sono invece più semplici e meno dotati. Senonché mentre abbiamo, ad esempio, la scimmia il cui sguardo e le cui attitudini hanno una forte somiglianza con la creatura umana, infatti stringono con le braccia al petto il loro neonato come una mamma fa col suo bambino, per arrivare all’uomo dotato di anima vivente ma appesantito da un corpo vulnerabile e mortale, ecco qui: più su dell’uomo non ci sarebbe un essere creato dotato di solo spirito immortale senza il corpo, mancherebbe l'ultimo anello, se non esistessero appunto gli spiriti celesti, esseri viventi anche loro creati e destinati a svolgere un ruolo complementare di assistenza accanto all’uomo o di servizio reso a Dio.

La scala degli esseri viventi così è completa, dal regno vegetale al regno animale, al regno umano, al regno spirituale degli angeli, che essendo puri spiriti non hanno bisogno di occupare un posto fisico né sulla terra né altrove; resterebbe l’ultimo passaggio: il Regno divino, e l’arco si chiude in perfezione. Gli Angeli allora sono a disposizione sia del Creatore sia degli uomini creati a sua immagine e somiglianza, cioè immortali nello spirito umano, soffio divino a loro partecipato come agli Angeli.

Abbiamo così appagato l’esigenza razionale di un ordine perfetto, dagli esseri inanimati vegetali, agli esseri viventi sensitivi, agli esseri umani corpo e spirito, agli esseri puri spiriti, a Dio purissimo Spirito d’Amore che tutto ha creato per la nostra felicità e per la sua gloria; e a Cristo l'Uomo-Dio.

Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.

 

Galatina, 24 Gennaio 2018

Mamma, ti rivedrò in Paradiso?

Riconosceremo i nostri parenti ed amici?

 

a c. di D. Salvatore Bello

 

Do spazio a chi desidera intervenire e farmi domande in merito ad un argomento di fede e di felice prospettiva come l'Aldilà, che sta a cuore a molti, volesse Dio a tutti. Trascrivo intanto la domanda che mi è stata posta pochi giorni fa.

 

Teresa

- Don Salvatore, le nostre anime al termine della vita terrena (che sia lunga e serena!) potranno incontrare e riconoscere nell’Aldilà le persone care e gli amici che ci hanno lasciati per sempre?

 

- Cara Teresa, questa domanda mi è stata rivolta anche da altri in passato, tu da qualche giorno, dopo che hai letto su facebook il mio post "Che cosa si fa in Paradiso?".

Uno dei miei sogni più frequenti (da un po’ di tempo in sonno) faceva riferimento a persone scomparse e state a me molto vicine. Ponevo loro di solito la domanda: "Dimmi, stai in Paradiso?"; a Don Vincenzo, a Don Pippi, così ad altri sacerdoti e laici. La risposta non l’ho mai avuta, nè da loro nè da quanti venutimi in sogno, come se non mi udissero, pur se io la rivolgessi più volte. Non intendo qui fare onirismo o qualcosa di simile (mescolare sogno e realtà), ma è per dire quale fosse in me l'assillo dell'Aldilà, magari in un momento particolare della mia vita...

Sì, vuoi intervenire?

 

Va bene, Caterina

- E se qualcuno ti avesse risposto sì, o addirittura no? Avresti continuato a chiedere dell'altro?

 

- Una domanda del genere - "se, ecc..." - , scusami Caterina, non si pone, perchè trattandosi di un sogno vale ciò che di esso ricordi. Non ci sono da fare supposizioni, non è possibile interferire con ipotesi o con giudizi.

Nondimeno, dovessi pescare una spiegazione, potrei dire che una risposta, di sì o di no, alla mia domanda impertinente, avrebbe tradito un'illecita intromissione in un mistero così fitto e direi – con un avverbio approssimativo se non azzardato – gelosamente tenuto segreto da Dio, che neppure nel sogno è dato svelare.

Ma riprendiamo il cammino che più sta a cuore ai miei amici di fb e non solo a Teresa.

 

Tutti voi

- Dopo la morte, potremo ricongiungerci con le persone care, familiari ed amici, alle quali abbiamo voluto bene durante la vita terrena?

 

-Prima di rispondere a questo quesito che assilla molti cristiani - i quali però non osano rivolgerlo ai maestri di fede per timore di apparire ignoranti – mi intrattengo sulla predisposizione dell’animo umano a veder soddisfatto uno dei desideri più profondi, quello appunto di ritrovare la persona che più ha amato e dalla quale più è stato amato, e credo che sia la madre, e per la madre il figlio, gli altri amori susseguono e possono essere anche intensi, ma l’amore materno-filiale è certamente prevalente. E a proposito ricordo qui un amico (critico letterario e saggista), il quale mi confidava, prima di morire, il timore di andare, morendo, verso un’amara delusione: che tutto finisse con la morte, e se, essendoci invece un’altra vita, non potesse però rivedere e riconoscere la madre sua che tanto adorava. Al mio amico Gino Pisanò dissi convintamente: “Sarai in Paradiso e rivedrai tua madre”.

Con questo parole che gli infusero speranza lui, allettato, faceva venire il ministro dell’Eucaristia in casa e si comunicava con fede.

Direi che con questo esempio ho già risposto alla domanda. Ma vediamo se emerge dell'altro.

 

Dicci pure, Beatrice

- Ma la Chiesa dice qualcosa a riguardo?

 

Il magistero della Chiesa non entra nel merito di questo argomento (ad essa preme ribadire che "Le anime dei giusti sono nella mani di Dio"), che qui trattiamo con un po' di libertà in più ma anche attenti a salvaguardare la verità dell'anima forma sostanziale della persona e del suo corpo (S. Tommaso), o forma sì ma distinta dalle facoltà fisiche dell'uomo da essa indipendenti (D. Scoto), e comunque la centralità dell'essere umano nel creato (tesi formulata dai due pensatori dell'Umanesimo Marsilio Ficino e Nicola Cusano).

 

Maria, puoi intervenire

- I grandi santi, come S. Agostino, S. Tommaso, S. Domenico, non ne hanno parlato?

 

Certo, ne hanno parlato, ma i loro discorsi non sono scesi nel calco di una esperienza domestica come qui in terra, tenendoci soprattutto a parlare di conforto reciproco (suffragio nostro per loro e preghiera e protezione d'essi per noi). Essi evidenziano il mistero dell'Aldilà come una vita pienamente vissuta in comunione con Dio e con tutti i beati che hanno meritato di entrare in possesso del suo Regno. E’ la festa eterna della celeste Gerusalemme, in cui fraternità, amicizia, gioia di comunione costituiscono il volto di una nuova umanità redenta e glorificata. La convinzione comune a tutti i santi Padri è che quella celeste è una vita di relazione in autenticità d'amore e in luce di verità.

Ora, parliamo al negativo per capirci, e chiediamoci: se la comunione fra i giusti del Regno non permettesse di riconoscere i propri fratelli e sorelle nella fede e pur di sangue, coi quali si è trascorsa l’intera vita terrena in relazioni d'amore, e nell’assiduità alla Parola e al Pane Eucaristico e alla Carità, potremmo dire che le anime sarebbero pienamente felici? Se la Madonna non riconoscesse i suoi genitori e i discepoli del Figlio suo, e viceversa? Se non fosse possibile alle anime beate in una immersione estatica in Dio riconoscersi tra loro? Se noi stessi di là non sapessimo quali sono i santi che abbiamo venerato in terra, e le persone che abbiamo beneficato?

E qui ci soccorre la parola di Gesù: "Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nella dimora eterna" (Lc 16,9), ossia: i poveri da voi beneficati li avrete amici ed essi vi accoglieranno in Paradiso.

Ora, come potranno essi, stando lassù in cielo, accogliere i loro benefattori quando vi giungeranno anch’essi, se non potranno riconoscersi tra loro e salutarsi? L'essere

immersi in Dio impedisce il riconoscersi a vicenda delle anime che sono puri spiriti? No, secondo il mio animo e il pensiero religioso comune e privilegiato degli esperti, non lo impedisce. E se ciò fosse un problema, lo sarebbe per noi, ma non per Iddio che può far tutto.

 

Giuliana, forse vuoi chiedere?

- Ma lassù in assenza dei corpi, della bocca e degli occhi, come comunicano gli uni con gli altri?

 

- Siamo ad un livello, come dire, terra terra. Vediamo di poterci esprimere. In terra una salma ha gli occhi spenti, vero? E che cosa rende attivi gli occhi e vivo il corpo? Non è forse l’anima che alla morte esula dal corpo, e però conserva integre le sue facoltà umane? L’anima anzi libera dai condizionamenti del corpo corruttibile ritrova perfezionate le sue energie essenziali, tra le quali primeggiano l’intelligenza, la volontà e la memoria, e non difettano quelle che integrano la funzionalità dello spirito, e queste sono: la parola, la ricezione di essa e la conoscenza, diremmo per analogia la voce, l'udito e la vista. Il modo come queste tre funzioni si attivino fa parte del mistero dell’Aldilà, che noi non possiamo sondare, ma neppure negare. Ripeto, a Dio tutto è possibile.

 

Massimo, ti vedo proteso.

- Ma Dio, che è Padre, sarebbe contento o no che in Paradiso rivedessimo i nostri cari ed entrassimo in comunione con loro?

 

- Ci arrivo anche a questo. C’è un aspetto che voglio evidenziare a sostegno della necessità (non più della possibilità) che in Paradiso i legami familiari non vengano interrotti, e direi neppure assolutizzati, per il fatto che essi aggiungono gioia, dolcezza, amore alla felicità che proviene dalla contemplazione dello splendore divino. Sono sentimenti nativi, fondanti la personalità, fanno parte dell’essenza dell’essere persone, e se in Dio le relazioni divine delle tre persone della Trinità ne fanno l’unità della divina natura, ciò vale anche per le anime che rientrano in relazione d’amore tra di loro nel senso e nella misura con cui le hanno coltivate in terra. Quanto più avremo spartito, condiviso, offerto di noi agli altri a cominciare da quelli della nostra casa, tanto più godremo della loro vicinanza in Paradiso.

 

Luigi, su, in sintesi

- Dal disamore in terra tra parenti ed amici potrebbe sbocciare l’amore sincero e puro in cielo?

 

- In questo non ho parole, probabilmente no, e perciò occorre darsi da fare per allentare un nostro eventuale sentimento di odio verso chi dovremmo invece amare, secondo il precetto del Signore, solo così il nostro amore in terra anche non corrisposto può fare il miracolo di poter abbracciare in cielo colui che non ha corrisposto al nostro amore fraterno.

 

Tommaso, parla pure

- C'è nella bibbia o nel vangelo qualche situazione che ci illumini sulla possibilità di ritrovare e rivedere i nostri cari?

 

- Certo, tante. Per es., possiamo riferirci alla parabola di “Lazzaro ed il ricco epulone” (Luca 16,18-31) che dall’inferno alza gli occhi, vede Lazzaro con Abramo in Paradiso e chiede a Dio "di mandarlo a intingere il dito nell’acqua e gli bagni la lingua, perché una fiamma lo tortura".

Gesù adopera le parabole, tipicamente figurative e spesso immaginifiche, per offrire i dettami di vita del Regno di Dio sulla terra; un modo di insegnare diffuso nell’intera area del vicino oriente. Intanto rileggiamo: il ricco epulone muore e va all’inferno…Stando lì alza gli occhi e vede; gli occhi? Quali occhi, se l’anima non ha più con sé il corpo? E certo! Ma il linguaggio figurativo di Gesù non sottende forse che l’anima separata dal corpo conserva una sua capacità di vedere?, e possiede anche la capacità di riconoscere l’anima di una persona, nel caso di Lazzaro? La "vista" qui è conoscenza e individuazione dei tratti anìmici di una persona, nel caso quelli di Lazzaro. Del resto noi possiamo, senza vedere un amico, intuirne la presenza dalla sua voce, o dal passo, dall’odore. L’anima destinata a contemplare Dio in Paradiso, vede e riconosce perfettamente, nel nudo della verità quella di un parente o amico che le sta davanti, pur nella celeste rivisitazione dei tratti di genere - maschio femmina - ormai divenuti impropri; così pure bambino vecchio, adolescente anziano, giovane adulto, poiché tale distinzione (lo dice Gesù) non ha più senso in Cielo, dove "saremo come gli angeli di Dio". Un come però le cui valenze esatte ci sfuggono. Mentre alla risurrezione il corpo glorioso unito all'anima potrebbe mostrare un'armonia nuova per cui i caratteri fisici sarebbero rimodellati ed un bambino o un vecchio si stabilirebbero ad un'età di giovanile vigore. Dire come una madre vedrà il suo figlio risorto che è morto bambino, non ci è dato indagare e opinare. Dio può far tutto.

 

Roberto, concludi tu

- Gesù risorto e glorioso riconosce e ossequia Maria Vergine come madre sua gloriosa e viceversa Lei riconosce e adora il figlio suo Gesù risorto.

 

- Ho compreso cosa vuoi dire, ecco la seconda parte del paragone: quindi, anche nostra madre riconoscerà noi e noi riconosceremo nostra madre in Cielo.

Grazie. Concludo (e qui mi discosto, pensate un po', da...San Tommaso d'Aquino, che mi perdoni) affermando che di indistinto e di confuso non v’è niente lassù ancor prima del giudizio e della risurrezione finale dei corpi; le anime svelano la loro identità tutte a tutte, e questa - sotto l’aspetto di una celeste globalità (la Chiesa trionfante) - è la cosa più bella, di una terra promessa di beni mai raggiunti e non raggiungibili quaggiù: la giustizia e la pace, il gaudio e l’amore, che saranno moltiplicati (e Dio misericordioso ce li conceda!) alla fine dei tempi e con l'ingresso nell'Eternità.

2 Continua

Galatina, 22 Gennaio 2018

Che cosa si fa in Paradiso?

il Paradiso secondo me

a c. di D. Salvatore Bello

- Don Pippi, che si fa in paradiso?

E lui mi rispose (unica volta nelle sue apparizioni oniriche notturne):

- Ma si sta bene anche qui in terra!

Fu una delusione che mi trovai dentro anche dopo essermi svegliato.

E da allora la domanda che porsi a lui mi ritorna, la rifaccio di tanto in tanto a me stesso, un nodo che qui tento di sciogliere a modo mio, e magari chiamandovi a collaborare.

Ecco, chiedi, Rita.

 

- Si dice anzitutto che il paradiso non è un luogo ma uno stato.

- Sì, dire che è uno stato è teologicamente esatto, quantunque io non ne sia pienamente soddisfatto; dire che esso è uno stato e non un luogo, significa asserire una condizione esistenziale immateriale, slegata da qualunque specie di domicilio, quindi misteriosa e indecifrabile, e l'aldilà per sé è tale. Penso invece che il Paradiso sia un altro cielo, un altro luogo celeste - che però nulla ha a che fare con l'universo che noi conosciamo, a questo non relazionabile - anch'esso creato da Dio a misura degli spiriti umani a Lui fedeli, oltre che degli spiriti angelici rimastigli pur essi fedeli. Un cielo, aggiungo, creato a immagine di Dio come la prima creatura umana, quindi un luogo vero e proprio ma immateriale e imperituro: "Cieli nuovi e terra nuova" (2Pietro 3,13)). Chi altro?

Tu, Massimo, di' pure.

 

- Concepire un luogo immateriale non è facile, sembra una contraddizione.

- Sicuro? S. Paolo parlando del corpo umano glorioso alla risurrezione finale, afferma: "si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale" 1 Cor 15,44. Può Dio una materia per sé corruttibile farla divenire spirituale, cioè incorruttibile? Credo di sì, il corpo risorto di Gesù da corpo animale corruttibile divenne corpo glorioso incorruttibile. I cieli di Dio ("Padre nostro che sei nei cieli" Matteo 6,9-13), secondo il mio dire, sarebbero un luogo ma immateriale, indistruttibile in cui si muovono spiriti immortali (angeli ed anime).

Tu, Leonardo, cosa vuoi chiedere?

 

- Una cosa è un corpo animale che diventa un corpo glorioso immateriale ed altra un luogo o spazio con corpi celesti di natura immateriale.

- Diciamo che è così, ma l'intervento divino come rende glorioso il corpo animale così può creare un luogo o spazio immateriale.

Se preghiamo "Padre che sei nei cieli", e vogliamo dare un senso al termine cosmico "cieli" rapportato alle nostre comprensioni attuali, possiamo intuire che Gesù ha adattato il termine al mistero della dimora divina. Ma Dio ha bisogno di una casa? No certo. E tuttavia, se esistessero davvero i "cieli" di Dio? Immateriali e imperituri? Li avrebbe creati per dimora delle anime beate e degli angeli. E' questa una concezione favolistica, immaginifica?

Per Dante il luogo o la sede dei beati è l'Empireo il più esterno dei cieli, il solo immobile secondo Aristotele; e che secondo S. Tommaso consiste di “luce intellettual piena d'amore” (Paradiso, XXX, 41) diretta emanazione di Dio.

Insomma, se ammettiamo una realtà spirituale, l'anima umana, nulla ci vieta di pensarne la dimora nei cieli di Dio - veri e propri - ma incorruttibili e diretta emanazione dello splendore divino, emanazione non ad intra ma ad extra. Eh sì, tutto ciò che è creato, è fuori della natura divina, per quanto Dio dopo averli crearli decisa di non distruggerli mai.

E tu, Antonio, cosa vuoi chiedere?

 

- Quindi il Paradiso potrebbe essere una realtà cosmica immateriale, ineffabile. E allora, cosa si fa in Paradiso?

- Stando alla risposta onirica di Don Pippi, risposta indiretta "anche in terra si sta bene", ricaviamo che quel che si fa sulla terra è prototipo di quel che si fa anche in Cielo, in pratica qui si contempla e si adora la grandezza e la bellezza di Dio nelle cose create, si ringrazia la sua infinita misericordia, si prega per la pace sulla terra; lassù, parimenti tutto ciò , ancora, in cielo si sta bene e si opera, ci si rende attivi di attività commisurate alla genialità tipica di uno spirito slegato dai vincoli della materialità e quindi esaltato dalla condizione di purezza non inquinata nè irretita dalla carnalità.

Ed ora chi vuole intervenire?

Giulia, dicci.

 

- Gesù ha detto ai suoi discepoli: "Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Io vado a prepararvi un posto..., perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via" (Giov. 14,1-14).

- Gesù utilizza il linguaggio umano più chiaro ed appropriato, non fa filosofia, teologia o astrologia. I termini posto, dove, luogo ci dicono che vuol far capire quale sarà il loro destino di gloria accanto a lui.

Continuando a strappare intuizioni e sensi adeguati alla nostra sensibilità umana, possiamo farci questa domanda: il luogo di cui parla Gesù e il posto che darà ai suoi in quel luogo sono tangibili o no? Sono visibili e godibili, o no? E' un luogo celeste, analogo al cielo che ci sovrasta, è possibile che sia così, sempre ammettendo che esso sarebbe indistruttibile, inattacabile dalle potenze del male, imperituro?

Se l'analogia fa difetto, perchè fa difetto, dove s'appalesa la falsità della comparazione? Il corpo di Gesù è un corpo come il nostro, e pur essendo ora glorioso, incottuttibile e non più soggetto alla morte, resta un corpo umano; così il luogo di cui Lui parla non potrebbe essere un luogo creato da lui appositamente per ospitare i beati, quello che Dante chiama Empireo? E' vero che penetrare il mistero dell'Aldilà non ci è dato, ma non ci è vietato di fare delle supposizioni sulle parole stesse di Gesù.

"Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui" (Matteo 3,13-17),

Quali cieli si aprirono? Non certo il cielo nostro astrofisico, ma "i cieli di Dio" da Lui abitati.

Non voglio ignorare la difficoltà, forse insuperabile, di concepire l'Aldilà come una proiezione dell'aldiqua, e perciò ho detto che qui ci muoviamo sul filo labilissimo di una analogia la cui rivelazione ci è nascosta, ma quel poco che ci è stato rivelato, e qui da noi dipanato, non ci allontana ma ci avvicina alla realtà creata a immagine di Dio.

Vuoi parlare Cristina?

 

- Stando così le cose, in Paradiso non ci si annoia, ma ci si affatica?

- No, si agisce, si opera, e non ci si affatica per nulla. Del resto, Gesù dirà che "il Padre suo opera sempre" (Giov 5,17), ossia non sta mai fermo, inattivo. E' vero, nella Genesi è detto che dopo i giorni della creazione, si riposò, ma questo non vuol dire che si fosse affaticato, Il Creatore in quanto Dio non si stanca. Il riposo segnala un compimento, una pienezza di cui può godere fino in fondo solo Colui che è il Signore di tutta la realtà. Così gli spiriti beati godono del loro operare che è molteplice, e nel quale avvertono come un amplesso la presenza di Dio e il suo splendido sorriso.

Intervieni, Nicola.

 

- Questo mi piace, sarà possibile in Paradiso consociarsi, far gruppo, squadra?

- Certo, direi anzi che uno degli aspetti della vita paradisiaca, è il convergere di menti secondo la loro più profonda ispirazione, per aggiungere godimento a godimento alla "novità" del cielo dato in dono all'umanità redenta e agli angeli. Uno degli aspetti della felicità paradisiaca è la conoscenza, l'ardore della conoscenza, il trovarsi insieme e ricuperare psicologicamente quel che di buono, di bello, di giusto si è scoperto, ipotizzato, conquistato sulla terra.

Parla pure, Gilda.

 

- Ma se Gesù dice: "Il cielo e la terra passeranno,,,", come potrà configurarsi una vita in cui tutte le necessità materiali saranno scomparse?

- Ma non scomparirà l'universo parallelo degli spiriti umani. Mentre non è escluso che Dio voglia rifare questo mondo, metterlo in sicurezza assoluta, come si dice, e sarebbe allora questo il Paradiso imperituro, indistruttibile di cui ho già detto. Il servo di Dio mons. Nicola Riezzo, arcivescovo di Otranto, teologo e mio maestro diceva: "Dio non distruggerà questo mondo, passerà la sua forma cosmica e storica, ma Egli gli potrà dare una forma nuova ("cieli nuovi e terra nuova").

Intervieni, Alba.

 

- Se volessimo ipotizzare un'attività paradisiaca, a che cosa potremmo pensare?

- Una delle attività umane sulla terra, ad esempio, è la coltivazione di essa. In Paradiso possiamo immaginare qualcosa di simile nella specificità del luogo destinato allo spirito umano il quale conserva integre e anzi rinvigorite tutte le sue facoltà. Esso potrà dare sfogo a tutte le sue potenzialità corroborate dall'aver ripreso un corpo glorioso alla risurrezione. Le colture come le immagino ci seguiranno lassù, ma avremo da sterrare un luogo già meraviglioso adatto ad una seminagione e mietitura di gran lunga appagante e non equiparabile a quelle della terra.

Pasquale, cosa aggiungi?

 

- Non è che devo tornare a zappare!

 

Daniele, su questo.opo

- Se devo essere sincero, anche a stancarmi lo farei volentieri, tanto lassù non si suda e non ci si ammala. Ci si stanca?

 

- E non ci si stanca! Noi - ripeto - procediamo in questo discorso sul filo esilissimo della esperienza terrena e della inesperienza assoluta di un "mondo della vita che verrà", creato dalla onnipotenza di Dio. Purtroppo non possiamo sfuggire al condizionamento che ci viene dall'esperienza terrena, mentre ci avventuriamo nell'oscurità di quella futura. Ma c'è un altro filo che le lega entrambe nella storicità dell'espletarsi la prima e nella speranza di conquistare la seconda come premio della fedeltà alla missione genesiaca data da Dio all'uomo.

Riassumo così: dall'Eden terrestre alla condizione di fatica e di dolore fuori di esso, e da questa alla condizione di felicità dell'Eden celeste, un giardino di nuovi fiori e nuovi frutti, solo che questi sono di un ordine più alto, gustosi allo spirito e sempre appaganti nei colori e nelle forme. Se è vero che la luce domina nel Regno di Dio, quella luce non può essere al neon sparsa in ogni dove, pervasiva e asfissiante, ma orientata a far risaltare realtà misteriose e belle che nulla però hanno a che fare con gli effetti fatui dei nostri palcoscenici artificiali.

Intervieni, Stefania.

 

- A proposito, i colori e le forme lassù sono reali? Lo spirito beato ha la parola, la vista e l'udito? I fanciulli di Fatima vedevano la Madonna e udivano le sue parole. Lei parlava dal Paradiso.

- Ascolta, Stefania, rientro in me e ribadisco che la virtualità affianca la realtà nel Paradiso Celeste, come e con quali risultati nessuno può dirlo. Quel che posso dire che sarebbe disumano non potersi relazionare, e quindi parlare e udire è indispensabile ad una vita di felicità superglobalizzata come il Paradiso. Ricordiamo che il Figlio eterno di Dio è detto Logos, Verbo, ossia Parola, e parola creatrice e restauratrice.

Stefania ribatte.

 

- Va bene tutto, ma, in concreto che si fa in Paradiso?

- Soprattutto si contempla Dio e la sua bellezza, e in questo dire che ci si stanchi è dire una sciocchezza. Ricordiamo che la contemplazione di Dio avviene fuori del tempo, è atemporale, non si attende che il tempo trascorra più o meno lentamente o celermente per andare a fare un'altra cosa che piaccia di più; e così la conoscenza, che non avviene fuori di noi, ma dentro di noi, un "interno" che non soffre ritardi, essendo la simultaneità una caratteristica dell'operare lassù. Come questo avvenga, si può trovare una imperfetta analogia nel sogno, durante il quale in pochi secondi appaiono e si accavallano più situazioni di solito confuse talora percepite come una lunga parentesi di sonno. Mentre lo spirito beato non soffre attesa e non soffre confusione.

Dimmi Giorgio, vuoi intervenire?

 

- Pensavo anch'io: che si fa in Paradiso? Se io volessi suonare la mia chitarra mentre contemplo Dio, potrei farlo?

- Sarebbe questo un tuo desiderio, quindi un moto del tuo spirito, che rientra nella condizione terrena di gioia del tuo animo a sditare sulle corde. Ascolta, esprimo questo concetto: ogni desiderio dell'anima beata direi che piace a Dio; il suo esaudimento per sè direi che è possibile e non disdice alla grandezza e alla dignità di Dio che anche lassù ci tratta Lui Padre come figli suoi. A meno che i maestri di spiritualità non considerino la cosa stupida o inconcepibile. Ma se così fosse, in questo non li seguirei. E se è vero che un'anima lassù non ha le dita e il tatto gli è inutile, il desiderio e la sua portata può fare il prodigio e farti trovare il modo di avere la tua chitarra e suonarla con le tue dita. Dico una stupidaggine? Va bene, lascio a te di dire la cosa sensata...so a chi mi riferisco.

Luisa, concludi tu.

 

E che! La zappa, la chitarra, poi magari la fuoriserie: queste sono le passioni terrene, che passano, e lassù non ci sono le condizioni per farle rivivere o per soddisfarle.

- E' vero, Luisa, e tuttavia, chiarisco, ho detto di "desideri positivi, belli, onesti", il cui appagamento non avverrebbe alla maniera che conosciamo quaggiù, ma in un riposo dello spirito in cui quella esperienza potrebbe rivivere, e lo spirito umano ne godrebbe.

 

Il critico e storico letterario Andrea Cortellessa sintetizza così la visione di Dante su Dio e sul Paradiso: "L'immagine di Dio (e del Paradiso m.n.) è l'insieme delle immagini del mondo e di tutto ciò che nell'universo si "squaderna".

 

P.S.

Scrivendo, ho avvertito sulla spalla un tocco e udito una fievole voce:

"Continua così, il Paradiso è a portata di tutti, dì che risveglino nel cuore l'amore di Dio creatore e padre".

Al prossimo sogno, Don Pippi.

1 Continua

"L'Amore in Paradiso" alla prossima puntata.

Pinturicchio, Spello (Perugia)hio

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