Cultura

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Galatina, 6 aprile 2018

IL 17 DICEMBRE 2017 E' OCCORSO IL VENTENNALE DELLA MORTE DEL LETTERATO DONATO MORO

Questo memoria di lui (1924 -1997) ritardata di tre mesi nel ricordo della moglie Maria Moro Marinari in una intervista rilasciatami per il mio mensile Il Campanile il 9 gennaio 2005

La data anniversaria passata sotto silenzio del Comune e del mondo della scuola (fu ispettore centrale della pubblica istruzione)

Pu

A cura di Don Salvatore Bello

 

Sig.ra Maria, quale percezione conserva di Donato, della sua indole, come uomo e come uomo di cultura?

Donato amava le cose semplici: gli piaceva godersi, appena poteva, la tranquillità della sua casa, appartarsi nel suo studio e leggere i giornali e le tante riviste di letteratura e di storia a cui era abbonato, a studiare, a scrivere.

Gli piaceva occuparsi del suo giardino; amava gli animali, e di questo amore c’è traccia in molte sue poesie (“Muzzi Papuzzi”, il nostro primo gattino; “A spasso con Claus”, il cane d’una amica romana; “Più non vidi fratelli all’orizzonte”; “La mia vita vorrei”, e tante altre).

Era amante del mare: quando, d’estate, andavamo in villeggiatura a Santa Maria, usciva presto la mattina, quasi a buio, con la barca, per vedere dal mare il sorgere del sole; pescava pazientemente, per ore, con le sue lenze; a volte usciva la sera, con i pescatori, a calare le nasse e a tirar su i “conzi di fondo”. Anche queste sensazioni ed esperienze sono ben visibili nei suoi versi.

Godeva nell’ascoltare buona musica, soprattutto musica classica e jazz: spesso metteva un disco come sottofondo e, lasciandosi trasportare dall’ispirazione, componeva le sue poesie.

Queste erano le semplici cose che Donato prediligeva. Peccato che, travolto dai mille impegni delle sue giornate, solo raramente poteva goderne; e questo era il suo, e anche il mio, maggiore cruccio.

 

Le faceva leggere i suoi versi, le chiedeva di entrare nel segreto della sua ispirazione?

Donato era molto riservato per quel che riguardava la sua poesia. Scriveva chiuso nel suo studio, seduto alla sua scrivania piena di carte, che nessuno doveva toccare, tanto meno riordinare. Riprendeva i suoi versi più e più volte, in vari momenti della giornata, la mattina presto e la sera tardi, quando intorno c’era più silenzio. Cominciava da brevi appunti, presi nei momenti più disparati: durante un viaggio in treno, magari sul retro di un biglietto ferroviario; su un ritaglio di giornale, a commento di una notizia appena letta; sulla carta intestata di un albergo, mentre si trovava in giro per l’Italia per qualche ispezione. Da questi appunti, a poco a poco, prendeva corpo la composizione definitiva o quasi; allora me la leggeva, una volta, due volte, ascoltandone il ritmo, facendo ancora delle variazioni. Poi io dovevo battere il testo a macchina (lui scriveva solo a mano!), e c’erano altre correzioni sul dattiloscritto, e nuove battiture, e così via, tempi più o meno lunghi, finché non era del tutto soddisfatto del risultato ottenuto. Ma non era facile!

 

Ci sono dei versi che più le ravvivano il ricordo di lui?

Rileggo sempre con particolare emozione la poesia intitolata “La mia terra”, dalla raccolta “Segni Nostri”. Donato me la recitò durante una passeggiata, nel lontano 1948, a Pisa, dove ambedue studiavamo. Ci eravamo conosciuti da poco, io ascoltavo con rispetto e ammirazione il “normalista”, che stava preparando una dotta tesi sotto la guida dell’illustre prof. Luigi Russo, e non mi aspettavo di scoprire in lui anche il poeta. Lui ripeteva a memoria i suoi versi, quasi con pudore, e io capii che mi stava facendo un regalo particolare; e cominciai allora ad innamorarmi di quella Puglia che non conoscevo, e non sapevo ancora che sarebbe diventata anche la “mia terra”.

 

Le frequentazioni letterarie ed artistiche: in casa Moro ne avvenivano? E fuori?

Donato amava incontrarsi e conversare con gli amici più cari, ai quali riferiva dei suoi studi, leggeva le sue poesie, trattando gli argomenti che in quel momento più interessavano i suoi ospiti. Ne scaturivano discussioni, a volte anche animate, ma sempre improntate al rispetto delle opinioni altrui e alla reciproca stima.

Le persone che più spesso frequentavano la nostra casa erano Nicola De Donno, amico fin dai tempi della Normale (Donato curò la versione in lingua italiana della sua prima raccolta di poesie dialettali “Cronache e Parabbule”); il pittore Luigi Mariano, che inventò le sue xilopitture ispirandosi proprio alle liriche di Donato; il poeta Giovanni Francesco Romano e, soprattutto negli ultimi anni, il prof. Gino Pisanò.

Quando gli era possibile, compatibilmente con i suoi impegni di lavoro, che spesso lo costringevano lontano da Galatina, Donato partecipava a incontri organizzati dall’Università di Lecce o da altri enti culturali (come la Fondazione “Girolamo Comi” di Lucugnano) ed a Convegni di studio letterari e storici, nel Salento e fuori, ai quali era spesso invitato come relatore.

 

Un aspetto del profilo umano di Donato che, secondo lei, meglio lo caratterizzava.

Donato aveva il grande dono di mettere sempre a loro agio i suoi interlocutori, fossero uomini colti o persone semplici; sapeva trovare la parola giusta che rispondesse alle esigenze di ciascuno, e ciò accadeva con i suoi alunni, piccoli e grandi, con gli amici di partito e anche con gli avversari politici, con i colleghi insegnanti, presidi e ispettori. Con il suo calore umano, con la sua cordiale partecipazione ai problemi degli altri sapeva trasformare in amicizia qualsiasi rapporto; e io ancora adesso mi commuovo incontrando qualche persona, a me quasi sconosciuta, che mi parla di lui con affettuoso rimpianto. Qualche giorno fa un’insegnante di un liceo in cui, anni addietro, si cominciava a svolgere una sperimentazione seguita da Donato per incarico del Ministero, ricordava: “Gli incontri con l’ispettore Moro, anche quelli in cui si affrontavano argomenti tecnici un po’ aridi, davano a ciascuno di noi più di quello che eravamo andati a chiedere”.

 

Ci fu in Donato qualche censura, forzata o inconsapevole, col suo vissuto politico o anche culturale? Cosa di cui lui aveva a rammaricarsi, e lei stessa si rammarica?

Quando Donato decise di dedicare un periodo della sua vita alla politica attiva, sapeva che ciò avrebbe significato interrompere, o almeno rallentare il ritmo dei suoi studi, ma volle ugualmente affrontare il rischio. Egli, memore degli insegnamenti sulla dottrina sociale della Chiesa appresi nella Fuci, riteneva la politica come un impegno a “servire tutti coloro che hanno bisogno (e sono tanti!) del tuo appoggio, del tuo consiglio, o almeno del paziente ascolto delle loro pene” (sono parole sue). Anch’io ero piuttosto perplessa, perché sapevo che per lui lo studio era molto importante e gli avrebbe dato le maggiori soddisfazioni. Tuttavia volle affrontare con senso di responsabilità e con entusiasmo, anche questa esperienza, e voglio lasciare a lui stesso il commento di quello che ne aveva ricavato.

Il 18 ottobre 1964, in una lettera al segretario provinciale della Democrazia Cristiana, in cui gli comunicava che non intendeva più ripresentarsi come candidato al Consiglio Provinciale, egli scriveva: “…Per nove anni credo di aver servito il prossimo con abnegazione e con spirito di sacrificio… Oggi, che sto per toccare il limite dei quarant’anni, ho la ferma volontà di tornare agli studi, alla mia preminente e tuttora prepotente vocazione, cui non mi rivolgerò con l’atteggiamento malinconico di chi crede di aver perduto degli anni in sterili vagabondaggi, ma di chi si sente accresciuto di una vasta e salutare esperienza di uomini e cose, di chi insomma si sente più ricco e provveduto su un piano pratico e culturale”.

 

La Città, secondo Lei, può far tesoro della sua figura e della sua testimonianza di fede, d’impegno nella cultura e nella stessa politica?

Mi auguro che i galatinesi che l’hanno conosciuto e apprezzato non dimentichino quanto da lui fatto per la sua Città che tanto amava.

Galatina, 19 Gennaio 2018

Assente nel canone comunale dei personaggi illustri nati a Galatina

ENZO ESPOSITO (1926-2001) BIBLIOGRAFO DI DANTE

Con Aldo Vallone nella lista dei primi 100 cultori del Sommo Poeta nel mondo

 

Nato a Galatina il 5 maggio 1926,

fondatore e direttore dal 1945 al 1948

della rivista di cultura "Antico e Nuovo",

nel 1974 insignito della "Targa Santa

Cesarea Terme" e nel 1990 del "Premio

della Cultura" della Presidenza del

Consiglio dei Ministri, Enzo Esposito,

professore di Bibliografia e biblioteco-

nomia nella Terza Università di Roma

e presso l'Istituto Universitario "Suor

Orsola Benincasa" di Napoli,

socio dell'Arcadia, consigliere della "Casa

di Dante" in Roma, direttore del

"Centro Bibliografico Dantesco" e

membro eletto del Consiglio nazionale per i Beni culturali e ambientali, "Benemerito della Scuola, della Cultura e dell'Arte" con Diploma di prima classe e medaglia d'oro conferitigli dal presidente della Repubblica.

Suoi titoli danteschi sono apparsi in vario tempo in periodici italiani e stranieri, nella "Lectura Dantis" internazionale pisana, nelle "Letture Classensi" di Ravenna, nella "Lectura Dantis neapolitana", nelle "Nuove letture dantesche" romane, nella "Lectura Dantis pompeiana" e nelle collane "Bibliologia" (Firenze, Olschki) e "Bibliografia e Storia della critica" (Ravenna, Longo). Al suo attivo un numero cospicuo di edizioni, tra cui la monumentale Bibliografia analitica degli scritti su Dante 1950-1970 (Firenze Olschki, 1990, tomi 4), un evento importantissimo per tutti i dantisti e, più in generale, per gli studiosi della letteratura italiana antica.

Tra le innumerevoli recensioni, ricordiamo in ordine quelle di Donato Moro, Vittorio Russo, Mario Marti, Luigi Balsamo, Oreste Macrì, Alberto Petrucciani, Giorgio Baroni, Luigi Scorrano, Fernando Salsano, Aldo Vallone, Vittore Branca. È bene sapere che nella Chronological list of Dante bibliographies compilata dallo studioso tedesco Otfried Lieberknecht per l’University of Minnesota, compaiono i nomi dei due letterati galatinesi Aldo Vallone tre volte ed Enzo Esposito nove volte il più ripetuto dei 123 nomi di bibliografi di Dante nel mondo, elencati in ordine alfabetico. Mentre, l’Enciclopedia Dantesca della Treccani nell’appendice ospita anche un'amplissima nota bibliografica divisa in due parti: la prima sezione, curata da Eugenio Ragni, è dedicata alle edizioni del corpus delle opere di Dante. La seconda parte, redatta da Enzo Esposito, raccoglie, invece, le opere su Dante.

a c. di d. Salvatore Bello

L'abitazione del prof. Enzo Esposito

in via Cavazza - Galatina

Galatina, 18 Febbraio 2018

Dal giornale radio-rai milanese ai servizi di studio e ai reportage da tutto il mondo

LUCA LIGUORI (1934) GIORNALISTA COMPLETO E SAGGISTA

a c. di D. Salvatore Bello

 

Scrivere di Luca Liguori da galatinese che ha orientato la sua vita verso la parola scritta come lui e verso la parola parlata similmente come lui, mi dà commozione, ancor più se rivado allo sbarco lunare del 1969, che stando a New York aveva appassionatamente seguito (34 anni) per la radio nazionale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(come Tito Stagno per la televisione) dal momento del suo triplice concitato "ha toccato, ha toccato, ha toccato" annunciato all'Italia intera da un giornalista galatinese di origini e milanese di adozione. L’amico Bruno Massaro ed il sottoscritto già prima dell'evento gli avevamo chiesto di scendere qui nella nostra e sua Città per parlarci delle missioni spaziali della Nasa in una sala gremita del circolo Il Portico (30 ott. 1969) e, dopo lo stesso evento, nella Sala dell'Ist. d'Arte G. Toma (8 mar. 1970): per 10 anni il Center Space Kennedy a Cape Canaveral era stato la sua residenza fissa da dove trasmetteva dal vivo per la Rai i suoi servizi giornalistici.

Ed altra commozione ancora se rivado a quel lontano pomeriggio di un trentennio fa, per istrada davanti alla chiesa di S. Biagio, con Luca che volle intervistarmi per il suo (e di Paolo Cavallina) seguitissimo programma "Chiamate Roma 3131" sull’impatto che avrebbe avuto per le centinaia di ragazzi della città il mio grande Oratorio di via Bianchini.

Essendosi trasferito a Milano giovanissimo con la famiglia, non avendo più un domicilio proprio, venendo a Galatina era ospite nella villa di donna Vittoria Conte all'incrocio di via Corigliano; e quando questa fu alienata dalla zia per farvi costruire il cosiddetto "palazzo di vetro", nella nuova abitazione di lei in via Giusti.

Un giovane e poi un uomo di bella e fresca postura, dotato di doti di umanità e di percezione della realtà mai ovvia e dentro una cornice di spontaneità e amabilità, di eleganza e controllata passione; cui aggiungo il senso del rispetto per la persona che gli stava davanti e che egli per nulla forzava, convinto che quel che l’altro aveva da dire in risposta ad una domanda dovesse scaturire dalla sua mente e dal suo labbro senza alcuna preventiva induzione o “censura”. Eri a tuo agio come lui quasi riposasse al tuo dire.

Luca Liguori non sono soltanto i suoi programmi radiotelevisivi sui viaggi nel mondo, ma anche i suoi numerosi saggi, di cui più avanti (in tutto ciò gli metto accanto l'altro nostro giornalista scrittore Aldo Bello scomparso nel dicembre del 2011) e le sue sessioni nelle sale italiane in cui era ed è invitato ad esporre esperienze e memorie, arricchendosi ed arricchendo gli uditori.

Abbiamo il dovere di ricostruire il nostro lontano o recente passato non disperdendo o trascurando la memoria di coloro i quali sono nati o hanno sicure radici a Galatina e che l'hanno illustrata con la loro preparazione, cultura ed efficace comunicazione. Così Luca, genitori Liguori-Serra di questa città, qui concepito e in attesa di essere dato alla luce, ma chiamato il padre ad insegnare a Taranto dopo qualche mese vi nacque e resiedette fin quando un ultimo trasferimento li portò a Milano restandovi. A Galatina vive ancora una sorella di sua madre, Lucetta Serra, novantenne.

Possiamo essere orgogliosi della notorietà del Nostro acquisita sul campo con fatiche enormi; immaginate il dovere viaggiare per terra e per aria per decenni, e doversi muovere con prudenza e coraggio in mondi tanto diversi tra loro.

Quel che chiedo ai nostri responsabili culturali del Comune è di voler acquisire tutti i testi scritti dal Nostro per la Biblioteca comunale. Ne do i titoli:

Una città parla: Roma – Morano – Premio Campidoglio

Un Papa dal volto umano. La prima biografia di Papa Woityla – Rizzoli

Mestiere di madre SEI Torino

Professione padre – SEI Torino

La mia vita, il mio tennis: Adriano Panatta – SEI Torino

RAI-TV: L’impero di vetro Rizzoli

Enciclopedia dello Spazio – Fabbri Editori

Cento isole da non perdere nella vita – Rizzoli

Cento spiagge da vedere – Rizzoli

Whisky dopo il tramonto – Minerva Edizioni, Bologna 2015

Idem dico dei saggi e romanzi di Aldo Bello (già inserito nel canone comunale degli 'uomini illustri") ma di lui in altra scrittura su questo sito.

Luca Liguori nel 1953 debuttò nella redazione milanese del Giornale Radio come radiocronista sportivo alle Olimpiadi di Roma nel 1960. Per lungo tempo condivise con Maurizio Barendson l’esperienza nel popolare programma Tv del sabato ‘Dribbling’ seguendo i più importanti incontri di tennis (dalla Coppa Davis agli Internazionali d’Italia, dal Roland Garros a Wimbledon), di calcio, ciclismo, equitazione, golf, sci ecc. Ha poi narrato dal vivo gli importanti eventi mondiali del secondo cinquantennio del secolo passato. e ne ha esposto le narrazioni a milioni di italiani per radio e tv: guerre, colpi di Stato, rivoluzioni, dal Vietnam alle Folklands, dal conflitto indo-pakistano alla Libia, dall’Irlanda del Nord all’Algeria; nel decennio 1960-1970 da esperto giornalista si inseriva nel settore della scienza spaziale, come vice-corrispondente di Ruggero Orlando dalla sede Rai di New York, ha seguito tutte le imprese del ‘Progetto Apollo’ della NASA, da Capo Canaveral e da Houston, fino al già ricordato sbarco sulla Luna nel 1969; ma anche le imprese spaziali italiane del San Marco dalla base mobile di N’Gomeni in Kenia progettate dal prof. Broglio e quelle europee dell’Arianne dal Centro Spaziale di Kourou nella Guiana Francese; ha raccontato anche imprese olimpioniche, senza contare il lunghissimo elenco di “star” hollywoodiane intervistate, durante le sue molte cronache da Los Angeles, in occasione degli annuali Premi ‘Oscar’ cinematografici.

Whisky dopo il tramonto (giunto alla terza edizione) è la sua opera postrema (2015), avvincente e capace di far apprezzare la fibra di un giornalista nato nel sud, fatta di intelligenza e di passione, un libro «della memoria», che racchiude mezzo secolo di vita professionale e umana, “un messaggio”, dice Luca, “per le nuove generazioni di giornalisti affinché perseguano l’amore vero per questa professione, rammentando che oggi il rischio dell'informazione è annidato nelle sue stesse risorse, cioè nella tecnologia che, se da un lato permette di avere le notizie in un secondo, dall’altro espone il cronista a rischi clamorosi, inesattezze, imprecisioni, informazioni fuorvianti", soprattutto false verità". Un testo che riporta le grandi interviste realizzate: nella lunga lista di figure e personalità troviamo Winston Churchil e i Duchi di Windsor, Jomo Keniatta e Senghor presidente poeta del Senegal, il grande romanziere Ernest Hemingway e Gheddafi, Madre Teresa di Calcutta, Gianni Agnelli, Tyron Power e Clarke Gable, Pelè e Sofia Loren, Lauren Bacall e Audrey Hepburn e tanti altri protagonisti del Novecento, come anche i più noti astronauti americani e lo scienziato Werner Von Braun inventore del vettore Saturn a propellente liquido; e poi Indira Gandi che ricambiò “il dono di 20 rose infuocate fatto da un giornalista italiano chiamandolo in casa a cenare e a rispondere alle sue domande”; era lui, Luca Liguori, la cui intervista fu venduta dalla Rai a molte testate giornalistiche del mondo.

Gli piace ricordare in particolare l’incontro personale con Giovanni Paolo II in aereo durante il suo viaggio in Messico; tutti i giornalisti dormivano, lui si fa ricevere dal Papa tramite il segretario; in una intervista rilasciata ad Andrea Bertuzzi, dice: Penso di non aver mai provato una spinta a commuovermi come in quei pochi momenti in sua compagnia. Da quel colloquio scrissi “Un papa dal volto umano” con Aldo Biscardi, la prima biografia di Giovanni Paolo II, che prima di salutarmi mi disse: «Mi piacerebbe parlare l’italiano come lei!». Io non esitai a propormi come insegnante, naturalmente a titolo gratuito. E tutti e due ci lasciammo andare a una grassa risata”.

Centinaia di ‘nastri’ registrati, migliaia di fotografie (molte con dedica preziosissima), di filmati, indirizzi, appunti di viaggio e immagini affidate alla memoria: un vero patrimonio di vita in serbo e ritrasmesso da Luca Liguori ovunque richiesto di parlare, giornalista ‘old style’, completo, onesto, cristallino, di rigore e correttezza professionali invidiabili. La sua voce suadente e pacata, con un tocco misurato di humor, divenuta familiare, e che per metà secolo ha interessato ed emozionato e persino divertito.

Liguori ci svela una curiosità: "Il titolo del libro Whisky dopo il tramonto si deve a un ricordo del 1954 quando ancora giovane, ventenne, si ritrovò a Malindi in Kenia (non ancora fuga dorata per politici in disarmo) con Ernst Hemingway e Gary Cooper, ammaliati da un tramonto scarlatto e da un buon bicchiere di whisky".

Nel 1973 a 44 anni di età ricevette il premio romano Catone d'oro nel Comune di Monte Porzio Catone (8mila ab. circa, nell'area dei Castelli romani), premio che quell'anno condivise con altri undici personaggi tra cui Carlo Giuffrè, Giulio Marchetti, Sergio Zavoli, Paolo Cavallina, Carlo Fuscagni, Isabella Biagini e pochi altri. Ora egli avrebbe 83 vicino agli 84, e sarebbe doveroso tributargli l’onore del Premio Città di Galatina B. De Maria, e inserirlo già da ora nel canone dei nostri uomini illustri, insieme a Enzo Esposito il cui profilo ho già steso per essere eventualmente utilizzato allo scopo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Riferimenti bibliografici

 

UGIS Unione Giornalisti Italiani Scientifici

PRIMAPRESS AGENZIA DI STAMPA NAZIONALE - MILANO

CATANZARO INFORMA Incontro con lo scrittore Luca Liguori - 21 Marzo 2016

MARIAGRAZIATONIUT.IT

 

 

 

Luca Liguori braccia allargate saluta dallo Space Center di Cape Canaveral davanti alla navicella spaziale in attesa

del suo lancio sulla luna (20.7.1969).

Circolo Il Portico, 30 Ott. 1969, proiezione dei film della Nasa sulle missioni spaziali,

presentati e commentati dal dr. Luca Liguori (34 anni).

Idem l'8 marzo 1970 nell’Aula Magna dell'Istit. D’Arte G.Toma.