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Galatina, 29 febbraio 2019

Scuola:

col dialogo formativo

IL CAGNOLINO CHE ABBAIA LODA DIO, L'ALUNNO CHE

BESTEMMIA OLTRAGGIA DIO


Proprio nel luogo dove s’insegnano e si apprendono i valori della civiltà i ragazzi sono purtroppo costretti ad ascoltare bestemmie oltraggiose, da parte di questo o di quell’alunno, e talora anche di qualche alunna. Quando ciò accade, pensate che qualcuno intervenga? Credo di sì, o di no? Capita infatti che gli alunni, ascoltandole, ridano, gli insegnanti non puniscano e forse neppure richiamino. Addirittura, "lasciami mettere una canzone con una bestemmia dentro", così si ascolta, si ride e si bestemmia.

Può essere vero che la scuola non sia ormai un luogo tanto privilegiato da pensare che essa possa essere immune dall’oltraggio della bestemmia; nel passato Novecento v’era qualche raro insegnante, di valore, che di tanto in tanto dava in escandescenze inserendovi la bestemmia contro Dio o la Madonna. Nessuna meraviglia che anche ai nostri giorni accada qualcosa del genere, ma visto che la scuola è certamente il più alto ambiente formativo accanto alla famiglia, ed è, quella impartita, una formazione che avviene nella coralità delle classi, laddove alligna la bestemmia occorre intervenire. In che maniera? Punitiva?  Adesso la punizione è solo sul piano amministrativo, venale, ma è preferibile intervenire formativamente, cioè attraverso il dialogo formativo di gruppo o di classe adatto a stimolare interesse, sapendo ponderare con la bilancia della civiltà quale debba essere il comportamento pubblico di un alunno, di un figlio, di un discepolo di tali maestr e docenti coi quali è invitato a dialogare sull'argomento della bestemmia.

Stupisce che non ci sia in ogni classe tutta l'attenzione a queste uscite blasfeme: si dà ad un alunno o alunna il compito di verificare l'adempimento degli elaborati, o altre incombenze,  si dia anche a chi si ritiene adatto la vigilanza sul comportamento verbale, che non travalichi nella volgarità, blasfemìa compresa, verso gli altri specie quando gli allievi sono lasciati incustoditi per valide ragioni.

Torneremo sull'argomento con una indagine specialistica affidata ad un istituto di statistica. Per ora questa nota valga come contributo non di denuncia allarmistica e neppure conoscitivo (sono cose infatti che si sanno) ma di interesse sociale per un costume che merita più attenzione. 


Salvatore Bello

Il prete della Messa, il prete della Pasqua è il prete della consegna di se stesso e della sua vita ad un ideale d'amore e di servizio gratuito, senza lucro ed esibizione. Prima della celebrazione domenicale si scomoda a lavare i piedi, ossia ad una condizione di umile servizio che si adempie dopo un saluto di omaggio - ampio e proteso, sorridente e amabile - al Popolo di Dio già radunato e in attesa di ricevere il pane della Parola e dell‟Eucaristia; e perché il saluto di omaggio esprima in pienezza e visibilmente il servizio che il celebrante rende all‟Assemblea, egli abbraccia un vecchio, un bambino, si piega su un‟anziana donna col bastone e la bacia, s‟accosta ad una ragazza in carrozzella e le fa una carezza. “Vado a Messa”, così ci si espresse in tempi lontani; occorreva infatti un detto semplice e accessibile a tutti. Forse sarebbe stato più indicato dire “vado a Pasqua, andiamo a Pasqua”, chissà che in qualche antico padre della Chiesa non si trovi questo complemento di direzione comprensibile e pregnante. Due citazioni, Papa Francesco: “Ogni celebrazione dell‟Eucaristia è un raggio di quel sole senza tramonto che è Gesù risorto.

Partecipare alla Messa significa entrare nella vittoria del Risorto, essere illuminati dalla sua luce, riscaldati dal suo calore”1 ; e Mons. Donato Negro: “L‟Eucaristia domenicale non è semplicemente una ricarica, ma lo specchio concreto di come vive e opera pastoralmente una comunità parrocchiale. È il luogo dove la Chiesa risplende in tutta la sua ministerialità (funzione e missione di servizio, N.d.A.) non solo come unità ad intra ma anche come missionarietà ad extra”.

La Chiesa vive ed opera nella testimonianza dei credenti e si realizza nei liberi sentieri della missione. La pastorale missionaria anche ai nostri tempi raccoglie le provocazioni intinte di sangue, che vivifichino l‟impegno di sensibilizzazione e formazione delle comunità parrocchiali in una missionarietà ad gentes che, al di là dei confini geografici, ritracci in ogni dove la bellezza dell‟annuncio e la vigoria della carità. Don Fedele Lazari ha svolto la sua missione sacerdotale liturgicamente nella luce e nel calore di Cristo dell‟Eucaristia, ed evangelicamente nello spirito della missionarietà, nel suo farsi prono e prossimo agli umili e ai sofferenti non solo vicini ma anche lontani: egli è stato il prete della Messa Carne e Sangue di Cristo, lo ha offerto e si è offerto alla Chiesa “ovunque ci fosse un‟anima da salvare”, come annota su un taccuino da lui consegnatomi. Questo testo dedicato alla sua figura non ha alcuna valenza storiografica o intento di cavalcare l‟attuale onda canonizzatrice.

Può darsi che Don Fedele si dissoci da quel che scrivo e mi tiri le orecchie, e altrettanto faccia chi legittimamente non condivida; ma - passi il detto giovanneo - “quel che ho scritto ho scritto”. Del resto non sono stato io a suggerire alla civica amministrazione – cosa encomiabile – di conferirgli un riconoscimento tutto laico; mentre mi riservo, per le ragioni che esporrò in un capitoletto, di giustificare un altro segno distintivo della sua personalità: infatti egli senza volerlo ha fatto girare nel mondo dei più poveri il nome della sua e nostra Città; in Africa hanno voluto targare una chiesa coi nomi di Don Fedele e Maria Lazari di Galatina, cosa da loro non richiesta, ma per quelli di là erano i nomi della carità evangelica.

I titoli del libro che seguono coi sottotitoli paragrafici che orientano sono un tentativo di rivivere da “passante” accanto a lui, il nostro prete più amato, sulle stesse strade le emozioni e le passioni a corona del suo profilo spirituale e pastorale. Scriverne con contezza dei canoni storiografici è sempre possibile, già che il materiale - diari spiritali e quaderni con appunti e schemi di lavoro - si sono resi disponibili; cammin facendo ne do dei passi significativi, e al termine una consistente appendice dedicata ai diari.

                                                                          Don Salvatore Bello


L’invito fatto dal Filo di Aracne nella persona del presidente del Circolo Athena prof. Cesario Duma alla presentazione del libro sulla figura di Don Fedele Lazari scritto da Don Salvatore Bello, ha avuto un buon riscontro di pubblico e una viva partecipazione  all’ascolto dei relatori. Il prof. Duma ha evocato momenti significativi della sua amicizia con Don Fedele, ad es. l’essere stato da lui vivamente interessato sulla preoccupante situazione di degrado del tetto della chiesa Madre, nella collaborazione richiesta di un’attenzione particolare della scuola, docenti ed alunni, nei riguardi dei bambini con gravi patologie, nell’avergli riconosciuto virtù morali e meriti indiscussi sociali di alto profilo conferendogli il premio La Civetta d’Argento. Don Salvatore Bello ha esposto le linee di impostazione di un lavoro biografico su Don Fedele sia sul filo della memoria, avendo con lui convissuto fin dal 1950, dai tempi dell’A. C. e del seminario, sia attraverso gli scritti di lui (diari in particolare) e il carteggio passivo.

Don Pietro Mele ha proposto una lettura della vita e dell’attività di Don Fedele nel quadro di una chiesa locale in Galatina ricca di fervore e di figure di laici cristianamente esemplari che contribuivano a creare le condizioni per una nascita e crescita di vocazioni sacerdotali come quella di Don Fedele, che perseguiva la sua santificazione (i suoi diari sono zeppi di questa tensione) nell’ambito della santità comune vissuta nelle associazioni e nella parrocchia. Altre figure, di laici in particolare, andrebbero richiamate degnamente alla memoria, ha detto Don Pietro. Il prof. Giuseppe Magnolo ha puntato sul testo biografico di Don Salvatore Bello, nel quale ha riconosciuto una pregnanza di scrittura riveniente dall’essere l’autore un poeta, sì che nel libro fiorisce spesso uno stile di atmosfera lirica, che rendono lo stesso prezioso e singolare. Il prof. Magnolo ha letto dei brani riferiti alla persona di Don Fedele, e due poesie (di Don Salvatore) in cui egli ha visto una proiezione della sua missione sacerdotale e pastorale. Al termine sono intervenuti dal pubblico la prof. Lucianna Lazari che ha letto una toccante missiva a Don Fedele in occasione del suo 50° di sacerdozio (2004), e Mons. Aldo Santoro che ha avvalorato con la presenza e la sua parola il ricordo commosso che egli serba del suo predecessore parroco. Numerosi i presenti che hanno richiesto copia del libro Don Fedele “Il mio cuore sacerdotale” pp. 288 in esposizione in sala Pollio. Insieme con la redazione  del Filo di Aracne, Il Circolo Athena e la Parrocchia di San Biagio che hanno collaborato alla riuscita della ben seguita ed eseguita manifestazione.


D.S.

Galatina, 17 marzo 2019

La  gradita presentazione di un 

LIBRO BIOGRAFICO 


SU DON FEDELE LAZARI

scritto da Don Salvatore Bello

a cura del Filo di Aracne della Parrocchia  di S. Biagio - Galatina

il 15 marzo u.s., in Sala Pollio  

Il prof. Giuseppe Magnolo nella sua esposizione.

Galatina, 7 marzo 2019

DON FEDELE LAZARI RICORDATO DAL FILO DI ARACNE

Venerdì 15 marzo 2019, ore 19 - Sala Pollio

Galatina, 5 marzo 2019

GALATINA

E LE SUE ASPIRAZIONI    1            a cura di Don Salvatore Bello


PREMESSA

Sono state pubblicate nei decenni trascorsi opere importanti che ricuperano e riordinano le vicende storiche di Galatina, anche per l'impulso dato dalle case editrici qui operanti; storici salentini, i cui nomi fioriscono nei loro corposi cataloghi, si sono interessati della nostra Città, valga per tutti l'Antonaci col suo Galatina storia e arte che, per quanto voluminoso e ricco di notizie, lascia notevoli ambiti ad ulteriori ricerche e aggiornamenti. Quel che suggerisco in questa nota è un diverso approccio nello stile della narrazione, volto ad evidenziare le passioni, i sentimenti, gli orientamenti di una umanità che per circa un secolo ha operato mutamenti di notevole entità. Comprendo bene che un tale approccio richiede competenze notevoli per poter individuare ed esaltare lo spirito di un popolo in una sintesi convincente e originale, includente molteplici elementi umani, sociali, operativi. Inoltre, esaminando il presente, lo storico "appassionato" saprà cogliere i divari tra le epoche, e gli influssi degli eventi passati sull'andamento delle cose attuali. 


* * *

Una città, un comune, un villaggio, un luogo insomma abitato e reso vivo, se non sempre vivace, dai cittadini che vi risiedono, è una figura, diciamo, collettiva, ma con una sua personalità, le sue tendenze, aspirazioni, accanto alle sue qualità native ed acquisite, le immagini in senso non semplicemente figurato, ma anche materico, di struttura urbana che col tempo ha raggiunto valori espressivi considerevoli.

Galatina come locus e come logos, ossia ambiente abitato e attivizzato, e contenitore di valori mentali e verbali, orali e scritti, ideali e morali, sociali e culturali, e chi più ne ha più ne metta; oggetto di analisi continua attraverso gli scritti che si producono, gli incontri e le manifestazioni dottrinali, storiche, letterarie, ecc. che si tengono.


QUALE IDEA DI CITTA'

Il cittadino comune e l’acculturato cosa pensano della propria città? Ognuno può dire la sua, e se volessi (o, più umilmente, potessi) tracciare una mia idea, una mia rappresentazione di questo luogo nativo, certo, coi miei 83 anni potrei produrre uno schema raffigurativo sintetico o diarizzato dagli anni ’40 del secolo scorso a questa ventina di secolo che mi trova ancora in vita.

Senonché la storiografia ha le sue leggi, e ognuno può fare quel che sa fare; ma non basta, pur sapendo e potendo fare, occorre una fonte a cui attingere risorse venali, chiamiamole così, per poter ripagare coloro che ricercano, scrivono e stampano.

Ed ecco la prima concreta annotazione. Le memorie di una città non sono poche e non sono ristrette ad un solo ambito, quello letterario, sono molti i campi che vanno esplorati, e per questo occorre una mente organizzatrice di un lavoro esteso e profondo di ricerca e catalogazione.

Oggi la parcellizzazione del sapere porta i docenti universitari a restringere sempre di più il raggio degli interessi, ad esempio, di un laureando, fino talora ad arrivare ai moderni componenti della cucina italiana come tesi di laurea. Nulla di male.


LA CITTA' PER LA CITTA'

Allora occorre puntare ad una fonte sicura di finanziamento, e questa non può che essere la cosiddetta cassa comunale: la Città per la Città.

Quanti letterati, artisti, scienziati, musicisti, scultori, imprenditori, costruttori e agricoltori di valore, fondatori, umanisti e benefattori, architetti ed ingegneri di valore, docenti apprezzati, quanta materia prima da poter sceverare e incanalare verso un deposito ordinato e vivificato da una scrittura pregnante e piacevole alla lettura e all’apprendimento anche nelle scuole locali.

Un ottantenne che passeggia per le vie della città, ha modo di avvertire in sé, nella sua mente, nella memoria, nei suoi sentimenti, una grande quantità di figure del passato, di attività svolte attraverso i decenni, di istituzioni vive e prosperose, e avverte anche il vuoto che la loro scomparsa ha prodotto, mentre le attuali, moderne realtà sono aggredite dal mostro delle mafie, delle burocrazie, dalla morìa delle imprese, dalla difficoltà degli eredi (di valenti imprenditori), di proseguire sulla strada tracciata dai padri.

La città che subisce perdite ed aggressioni, diventa essa stessa aggressiva verso i suoi concittadini. Sembrerebbe fatta apposta per produrre scosse elettriche da tutte le parti; un solo es.: le scuole paiono diventare luoghi di una confusa alterità, per cui ognuno al suo posto e tutti al posto di ognuno; La gente si chiude nelle case e pensa che tutti fuori stiano lì per approfittare. Se da una parte l’alterità spadroneggia, dall’altra l’identità viene trascurata: chi sei tu, sai chi sono io, zitto sei un handicappato...


STORIA DELL'ANIMA DELLA CITTA'

Questo è il frutto guasto di una perdita della memoria, quelli di oggi non sanno nulla di quelli di ieri, e quelli di ieri sono a “godersi” la demenza senile e non pensano a testimoniare la loro fatica, il loro sapere, le loro virtù sociali, magari coi loro errori, ma siccome hanno realizzato, prodotto, costruito, abbellito, restaurato, quelli di oggi devono saperlo e persino scusare qualche infortunio in buona o in malafede I maestri della formazione dei ragazzi - i cui libri scolastici vengono quasi tutti dal nord - rimpinguano di virtù locali le menti degli alunni, ci sono libri scritti da autori nostri anche viventi che meritano essere letti, portati a modello di stile e di contenuti: un romanzo, un racconto, un saggio, una scoperta, un quadro d’artista, una poesia, una vignetta (ciao, Melanton!). Invece vengono ignoratI, se non invidiati e sprezzati. Propongo la creazione di un salvadanaio pro Historia animae civitatis e di un corpo magistrale (uomini e donne di valore galatinesi) che si dedichino allo scopo.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                   1 cont.