civica

Galatina, 15 Gennaio 2018

GALATINA CITTA' D'ARTE

RINVIGORIAMO IL TITOLO

 

LE COSE SI SCRIVONO PER ESSERE LETTE DAI PIU'

E VAGLIATE DAI POCHI

Don Salvatore Bello

 

Diciamo subito che i "pochi" sono le guide del paese. A proposito, dove si trova questo cimelio di emi-colonna corinzia? (sec. XIV-XV)

 

Sono 4 (ai quattro punti cardinali) i tratti di strada

provinciale con le entrate nella Città. Esiste l'unica

indicazione col toponimo storico-artistico Galatina

Città d’Arte sulla via per Lecce, e nulla altrove,

ma provvedere a impiantare dei segnali identici

agli altri 3 ingressi in Città sarebbe quanto mai

opportuno, o forse "non si può"? Spendere

denaro in divieti e preavvisi per garantire ai

visitatori un centro storico ordinato e libero dal

traffico automobilistico, cosa che poteva farsi coi

mezzi tradizionali, o utilizzarlo per pubblicizzare il

nostro luogo cosa più gradita e positiva?

Un tabellone luminoso - di misura adeguata sulla

parte alta del centro - che proiettasse in giorni e

orari stabiliti i nostri tesori artistici e a intervalli la

dizione Galatina Città d’Arte, ovviavviamente con

pubblicità di attività commerciali e industriali,

avrebbe un effetto più vistoso a benficio di tutti,

cittadini, negozianti e turisti.

Liberalizzare poi i parcheggi a pagamento,

togliendone, con un "via!", gli odiosi ticket",

costituirebbe un buon incentivo alla valorizzazione

della nostra economia, se contemporaneamente si abbassano le aliquote di tassazioni e si danno dei buoni acquisto alle famiglie più povere e sussidi ai giovani imprenditori. Non si finanzia il comune con gli addebiti ma si incentivano il mercato e gli acquisti per avere più introiti diretti e giusti.

A Galatina esiste da tempo una Pro Loco o uno IAT, che potrebbe essere una pedana di lancio per attività in cui i giovani potessero impegnarsi, favorendone le intuizioni emergenti da équipe di ricerca, studio e lavoro; la consulta comunale dei giovani, valida iniziativa d'ascolto, è un buon segnale dato ai nostri ragazzi. Se però è vero che occorre fantasia, a questa deve abbinarsi intelligenza tecnico-pratica che si proponga a servizio di una vision work in cui la funzione imprenditoriale è la sede della strategia aziendale: fantasia e strategia potrebbero far rinascere il Quartiere Fieristico come luogo simbolico di una volontà di rivincita sulla lunga crisi in corso.

Siam partiti dal posizionamento di altre targhe con Galatina Città d’Arte che resta tutto un programma - e non una stelletta da appendere al gonfalone o al bavero della giacca - dopo essere giunti all’ottenimento di tal titolo nel non lontano 1° luglio 2004, rilasciato dalla Regione perfezionando e arricchendo quello di "città" attribuito a S. Pietro in Galatina due secoli prima da Ferdinando II di Borbone.

Mi riallaccio a quanto detto di un quartiere fieristico rimodellato, per ricordare altro da me già detto dello stesso valore simbolico: impennare il tricolore e il gonfalone civico sul Castello o su altro luogo del centro, e ampliare la percezione di Galatina Città d'Arte. Senza dimenticare di vagliare la proposta dell’inserimento nel canone civico degli uomini illustri del nostro tempo, del prof. Enzo (sic) Esposito (1926-2001, bibliografo di Dante) e di Mons. Fedele Lazari (1929-2016 Solidarietà in Africa, Sud America e India).

 

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Galatina, 25 Febbraio 2018

LE TRE ISOLE DEL CENTRO STORICO TRA CHIESE PALAZZI E TUGURI

 

Nella terra e nel turismo il futuro della Città

 

Don Salvatore Bello

 

La Città sotto il celeste mondo che la sovrasta e la illumina ci mostra le sue tinte e le sue arterie che si intersecano, convergono e si divaricano in un’armonia di tratteggi viari espressi in tempi tanto remoti quanto primitivi. Il centro antico, che si è sostanzialmente conservato, presenta un aspetto risolto non in linee rette ma come in un ornato o in un ricamo a curve, a rientranze, a spazi costruiti con una sapienza che chiamo inventiva e istintiva insieme. Non ho la preparazione né diretta né indiretta di uno studioso architetto urbanista, ma sento, per spirito di osservazione e per letture casuali, che davanti ad un centro storico, come questo della nostra Città, Galatina - per chi legge e risiede in altri lidi anche estremi del pianeta – si può riflettere e giudicare.

Il suo disegno ovaloide, con le due linee curve più strette rispettivamente a nord e sud, presenta tre agglomerati a forma di plurilateri irregolari: il primo tra le vie Vittorio Emanuele lato nord, Giuseppe Lillo lato nord, Antonio Dolce, Pietro Siciliani e piazza San Pietro; il secondo agglomerato è un recinto tra le vie Corso Porta Luce lato sinistro e Maria D’Enghien in cont., Umberto I lato ovest, Giuseppe Lillo lato sud; il terzo agglomerato è situato tra le vie: Umberto I lato est, Antonio Dolce, Giuseppe Lillo lato sud. Dentro questa quadrilateralità si possono individuare dei sotto nuclei, questo per una eventuale ripartizione al momento della riqualificazione del centro antico a fini abitativi legati al turismo.

Ma dall'alto lo sguardo si posa e si allunga sulle estensioni di terreni che meriterebbero l'attenzione più viva della cittadinanza e per essa dei governanti della Città. Ascoltando un ex impiegato di banca in pensione dedicatosi ai suoi campi, ho compreso quanto sia importante che persone sensibili al problema si aggreghino e lo affrontino con coraggio per ridare slancio alle attività agricole e alla produzione di prodotti nativi che apparecchierebbero egregiamente le mense dei nostri futuri ospiti del turismo non solo stagionale ma permanente.

Detto questo, visti dall’alto i tre nuclei che abbiamo individuato, non a mo’ di studio, che non è questo il luogo deputato, ma intuitivamente, ci presentano le seguenti caratterizzazioni: il primo nucleo è chiaramente dominato dalla chiesa Madre (SS. Pietro e Paolo) con una esplosione di palazzi gentilizi che hanno il loro punto più accentuato tra via Ottavio Scalfo e via Giuseppe Lillo (i palazzi Vallone, Fedele, l’ex Conservatorio femminile, più su Consenti, Calofilippi, ecc. Alle loro spalle s'annodano vie e vichi e corti popolari ma di grande interesse socio-storico. Certamente la costruzione più interessante dopo la Chiesa Madre è la chiesa dell’Addolorata annessa al palazzo Siciliani in grave decadenza ed abbandono (la Curia Arcivescovile di Otranto ne è la titolare responsabile), L’altro edificio di grande interesse storico è il convento dei Carmelitani ex ospedale civile con la Chiesa annessa. A questi tre luoghi sacri è da aggiungere la Chiesa della Purità in via Scalfo, bella ma derelitta.

Quali considerazioni si possono fare in vista di una appena avviata riqualificazione del territorio storico? Quali possibilità hanno i privati per mettere mano ad un’opera che anzitutto ha bisogno di una capacità interpretativa notevole per poter mettere mano. E’ anche verro che di restauri se ne sono fatti, ma non in vista di una riutilizzazione specifica orientata allo sviluppo di Galatina soprattutto nel settore turistico.

Il secondo comparto del centro storico è dominato dalle strutture religiose più importanti della città: la basilica di S. Caterina coi suoi cicli pittorici di grande valore, il restaurato convento con annessa chiesa del ‘600 di S. Chiara, la chiesa cinquecentesca dei Battenti anch’essa restaurata. Quanto alle strutture civili, palazzi egregi d’epoca dominano in ogni dove anche in via strette: Gorgoni, Palazzo Orsini, Dolce, Micheli, Vergine, Ancora, Tedesco, Galluccio, ed altri, con costruzioni minori e popolari scarsamente abitate.

Il terzo nucleo che s’affaccia sul grande rione Italia, è dominato dal convento dei Carmelitani con la bella chiesa barocca, molto ambita dai nubendi che vi celebrano spesso le nozze; l’altro edificio sacro di bella fattura, l’ottagonale chiesa delle Anime del Purgatorio. Lungo tutta la linea curva al di qua di via Giuseppina del Ponte si ammassano le dimore storiche più povere. A notevole intervallo tre palazzi gentilizi: Rini, Nuzzo, Diso, al confine Galluccio, Finizzi, Tanza. A sud la grande costruzione neoclassica con uffici del Comune di ex proprietà Mandorino.

Allorchè giungerà la decisione di un plesso municipale moderno in spazi più accoglienti e aperti, alcuni edifici storici che oggi sono occupati dal Comune coi suoi uffici, resteranno tutti da alienare e riqualificare.

La nostra panoramica, leggera e approssimativa, sulle tre grandi isole abitative del centro storico (anticamente le “isole”, cosiddette, erano più numerose) termina qui, ha un po’ sforato sul futuro (progresso) che ci sarà o non ci sarà; abbiamo. come dire, balbettato ma di cose nostre, quel che fummo e quel che siamo, che non abbiamo e che forse potremmo avere: specie per chi crescendo avrà da riprogettare il futuro suo e della sua città, Galatina tanto favorita dal sole e speriamo anche dalle stelle, dalla sua buona Stella.

 

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GALATINA 5 MAGGIO 2018

CONVEGNO PUBBLICO SULLA

INAUGURAZIONE DI UNA VIA CITTADINA INTESTATA A MADRE ELISA MARTINEZ

Una suora galatinese verso gli

onori degli altari

a c. di D. Salvatore Bello

 

MADRE ELISA MARTINEZ

Galatina 1905 - Roma 1991

Una premessa. Ero seminarista a Otranto nel lontano

1952 quando per la prima volta conobbi le suore

dell’Istituto delle Figlie di Santa Maria di Leuca, per

accedervi con addosso la tonaca nera, dovetti fare una

scala che dal Santuario scendeva fin giù all’istituto nel

quale alcune suore gestivano una piccola comunità di

bambini di famiglie bisognose della provincia, tra i quali

c’era anche un mio fratellino di poco più di nove anni; lo trovai in pigiamino lungo ed ebbe piacere di vedermi, ma un po’ mi rattristai al saperlo irrequieto e non contento, del resto era una vita regolata da un’assistenza necessaria e un po’ costrittiva anche se amorevole. Allora non sapevo che si trattasse di suore la cui madre superiora era di Galatina, e non sapevo chi avesse consigliato mia madre ad affidare il figlio a loro. In un articolo su questo sito oltre due anni fa ho già scritto di Madre Elisa e della sua storia e attività di fondatrice delle suore di Leuca, ma voglio qui ricordare un altro particolare, che mi è tornato alla memoria per una notizia che mi ha dato un amico d’infanzia, Antonio Giaccari ieri in Sala Pollio in cui si è tenuto il convegno martineziano per l’intitolazione di una strada a Madre Elisa. Il Giaccari mi ha detto di avere esatta conoscenza che Elisa aveva un fratello di nome Carlo architetto in Vaticano addetto ai beni culturali della Chiesa, e questo fratello tornando a Galatina sua città natale, andava ad abitare in una propria villa gentilizia che è sulla strada per Collepasso a qualche km da Noha.

Bene, questa villa non solo io la conosco bene, ma vi ho anche abitato per due stagioni estive alla fine degli anni ’60 con la mia famiglia che aveva nei pressi una tenuta coltivata a tabacco; mio padre la prese in locazione stagionale dall’Ing. Valentino Martinez da lui ereditata da quell’architetto Carlo e dalla sorella Elisa, e oggi, col senno di poi, da ritenere fosse stata abitata anche da costei ancora allo stato secolare.

Ho voluto qui estrarre due ricordi della mia vita personale, che non hanno alcun valore se non di felici coincidenze in cui s’affaccia la figura della nostra concittadina religiosa. Di lei si è fatta degna memoria nel convegno di ieri, con gli interventi della vicesindaco Maria Giaccari che tra l’altro ha illustrato la doverosa targazione di una strada a lei intitolata per aver onorato Galatina con la sua vita e la sua congregazione a vantaggio della società più bisognosa. Mons. Vito Angiuli, vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, ha messo in evidenza il significato di una vicenda straordinaria assunta dalla fondazione di una comunità femminile di consacrate per portare aiuto e conforto agli emarginati e ai reietti: l’istituto delle Figlie di S. Maria di Leuca conta oggi 600 suore sparse in Europa e negli altri continenti; il processo per la causa di beatificazione e canonizzazione di Madre Elisa Martinez è giunto dopo circa due anni alla sua conclusion; dopo Don Tonino Bello balza già alla venerazione popolare questa figura di donna che proprio qui a Galatina ha ricevuto i natali; mons. Sabino Lattanzio, Postulatore generale della causa ha esposto la visione canonistica in cui rientra la straordinarietà della vita di santità della fondatrice madre Elisa, mentre Mons. Aldo Santoro ha detto che madre Elisa può essere già invocata perché interceda per tutti noi essendo essa una di noi, di questa nostra terra benedetta, chiamati a imitarne le virtù; madre Ilaria Nicolardi, Madre generale della Congregazione Figlie di Santa Maria di Leuca ha esposto la ragione sociale delle sue suore nel mondo, quella di esercitare la carità di Cristo verso gli emarginati, i carcerati, le madri nubili e l’infanzia abbandonata, oltre che attendere alla catechesi nelle parrocchie e all’educazione dei più piccoli.

La fama della santità di Madre Elisa Martinez va sempre più crescendo e la sua tomba presso la Cappella della Casa Generalizia delle Figlie di Santa Maria di Leuca in Roma, è meta di continui pellegrinaggi da parte di chi invoca la sua intercessione presso Dio.

Ha moderto il convegno Noel Alberto Vergine, presidente IV Commissione consiliare.

L'Orchestra giovanile “Giovanni Pascoli” di Galatina, diretta dal professore Antonio Mastria, ha allietato la serata con interludi sonori molto applauditi.

Nella mano di una delle numerose suore presenti in sala Pollio v’era un foglietto con questa preghiera:

O Dio, ti ringraziamo per aver suscitato

nella tua Chiesa Madre Elisa Martinez,

che seguendo le orme

dell’ Immacolata Vergine Maria,

ha pronunciato il suo “si” generoso

facendo della sua esistenza

un’offerta totale a te gradita,

mettendosi, con bontà materna, a servizio

dei piccoli, degli ultimi e dei sofferenti.

Degnati di glorificarla e,

per sua intercessione,

secondo la tua santa volontà

concedi le grazie

che ardentemente ti chiediamo. Amen

 

 

 

 

 

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